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Una leggenda dell’hip-hop agli Uffizi, per parlare di discriminazione nel Rinascimento

di - 22 Luglio 2019
Figura chiave del graffitismo degli anni ’70 e ’80, Fred Braithwaite, AKA Fab 5 Freddy, ci guiderà attraverso la grande storia dell’arte italiana, nel nuovo documentario della BBC ambientato, ovviamente, a Firenze, la culla del Rinascimento. A Fresh Guide to Florence andrà in onda sabato, 27 luglio, e promette di far luce su un argomento ancora non molto trattato dalla storiografia: la discriminazione nell’arte rinascimentale.
Si parlerà quindi di opere capitali e iconiche ma con un tono decisamente sopra le righe, visto che, tra le altre amenità, Fab 5 Freddy aprirà lo show trottando a cavallo davanti agli Uffizi. E Machiavelli diventerà «Tupac’s guy», Michelangelo «il Michael Jackson del Rinascimento» e uno street artist ante litteram, per i suoi «wall drawing» nelle tombe medicee. Ma la narrazione sarà molto seria e, per esempio, della Venere di Urbino, realizzata nel 1538 da Tiziano, saranno messi in evidenza tutti i caratteri di novità rispetto agli stilemi dell’epoca, come la trasposizione della scena mitologica in un ambiente domestico riconoscibile e realistico, oltre alla profonda sensualità del soggetto in primo piano, che avrebbe segnato il tipo della Venere dormiente ma che provocò anche diversi problemi al grande artista.
«Quando ero un bambino, saltavo la scuola per entrare nei musei di Manhattan. In particolare il Metropolitan. Passavo intere giornate in questa terra fantastica, viaggiando dalle armature inglesi ai dipinti del Rinascimento, dalla Pop Art all’Espressionismo», ha spiegato Braithwaite al Guardian, ricordando i fantastici anni ’80. Quando Fab 5 Freddy girava per il centro di New York con il suo tipico cappello, frequentando assiduamente l’emergente scena hip pop e punk, insieme a Lee Quiñones, Jean-Michel Basquiat, Blondie e i Clash.
Non era comunque un periodo facile, «I frequentatori di galleria sarebbero rimasti scioccati del fatto che io sapessi chi era Ad Reinhardt. Non si sarebbero mai aspettati che un ragazzino nero di Brooklyn potesse conoscere queste cose. Nessuno scriveva o diceva nulla di buono sul graffitismo e tutti pensavano fossimo piccoli criminali. Ecco perché ho creato Wild Style», ha continuato Braithwaite, facendo riferimento al famosissimo film diretto da Charlie Ahearn e diventato un cult del writing e della street art.
Nel nuovo documentario, si ripercorre il Rinascimento italiano del XV e XVI secolo quando, a suo avviso, gli stereotipi razziali non erano così diffusi. Come esempio di quel multiculturalismo, Braithwaite ha citato il Miracolo della Croce a Rialto (o Guarigione dell’ossesso), un telero di Vittore Carpaccio, databile al 1494 e conservato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dove è rappresentato un gondoliere di colore elegantemente vestito e in primo piano. «La cosa interessante era che prima che iniziasse il commercio degli schiavi africani, il concetto di razza non esisteva realmente. Le raffigurazioni del popolo africano non erano stereotipate ma veniva presentato fedelmente e visto come parte della vita», ha spiegato Braithwaite.
In effetti, anche se sulla nascita e lo sviluppo del controverso concetto di “razza” si dovrebbe fare un discorso più specifico, è almeno facile sfatare, una volta per tutte, il mito del Rinascimento come fenomeno puramente europeo. Bisogna tenere presente infatti non solo che, in quei secoli, il Mediteranneo era considerato un ricchissimo spazio interculturale – oltre che strategicamente sostanziale per il fiorire di commerci di ogni genere – ma soprattutto che a dare linfa a quel grande e sfaccettato movimento culturale non fu solamente la riscoperta della cultura classica ma anche l’influsso di tecnologie e idee portate dal mondo arabo.

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