I popoli dell’isola di Pasqua usano la parola “tingo” per indicare l’abitudine di prendere a prestito oggetti dalle case degli amici, sino al momento in cui non rimane più nulla. E’ questo l’esotico nome che Daniele Lorenzon, Edoardo e Piermaria Scagliola hanno scelto per la loro nuova galleria milanese.
Alla base del progetto Tingo c’è l’idea del transito degli oggetti da un luogo all’altro: spostamenti per esporre, valutare, osservare da vicino e raccontare piccole e grandi creazioni del design italiano degli ultimi cinquant’anni. Per l’apertura sono esposti lavori di Andrea Branzi, arredi e sculture di Angelo Mangiarotti, Nanda Vigo, Lino Sabattini, e totem in ceramica di Ettore Sottsass. Completano l’allestimento vasi, lampade, oggetti domestici e pezzi di design, molti dei quali in edizione limitata.
Accanto all’aspetto espositivo vengono curate anche la narrazione, l’archiviazione, l’informazione, grazie all’apporto diretto dei progettisti, alla piccola biblioteca e al sito web in continua crescita che raccoglie immagini, appunti e racconti relativi agli oggetti in transito.
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