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Viaggio tra le parole universali di Fabrizio Dusi alla Casa della Memoria di Milano

di - 5 Febbraio 2019
DON’T KILL. Non uccidere. Un diktat composto da lettere in stampatello di neon rosso che letteralmente e fisicamente bucano il buio con la luce. La frase perentoria si affaccia dalla finestra più alta di Casa della Memoria a Milano e diventa un punto di riferimento per il circondario, essendo visibile anche a grande distanza nel nuovissimo quartiere Garibaldi. Si tratta di una delle opere che fanno parte del progetto artistico realizzato appositamente da Fabrizio Dusi per gli spazi di questo monumento milanese – inaugurato nel 2015, dedicato alle vittime di ogni strage, come omaggio per chi ha lottato per i valori di libertà e democrazia – al fine di lasciare un segno, un messaggio forte e chiaro per ridare senso e memoria a ciò che non deve e non può essere dimenticato.
Così, alcune frasi tratte dai brani di Primo Levi e Liliana Segre costituiscono la guida nel percorso immersivo e catartico cui il visitatore è chiamato: “considerate se questo è un uomo che muore per un sì o per un no”, il nero delle lettere in ceramica lascia permeare tutto il senso di angoscia che questa frase implica, raggiungendo il culmine nel contrasto con il neon rosso delle parole “sì” e “no”; “NOBODY CRIED, NOBODY TALKED”, “ONE DAY GOD WAS ABSENT”, frasi che oltre all’esattezza delle parole – da intendersi in senso calviniano, come ha evidenziato Chiara Gatti all’interno del suo saggio in catalogo – possiedono un’esattezza di comunicazione in quanto il rosso, così luminoso e sanguigno, penetra oltre lo sguardo e rimane impresso nella mente di chi guarda, anche una volta chiusi gli occhi.
Ma poi la luce: bianca, pura, candida. “VOGLIAMO VIVERE”, Dusi, con la sua installazione, lascia che l’arte contemporanea entri in dialogo diretto con la memoria; le opere sono in grado di restituire una stratificazione spazio-temporale in cui i luoghi e i tempi si sovrappongono e mescolano, la vista diventa tramite per raggiungere il pathos e l’arte trasforma il linguaggio, attraverso un percorso sensoriale, in un messaggio universale. (Angela Faravelli)
In home e in alto: Fabrizio Dusi, Don’t kill, installazione permanente, Casa della Memoria, Milano

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