Si chiama Lorenzo Perris, ha 28 anni ed è sospettato di aver imbrattato i muri di mezza Europa. La scritta “Geco” a caratteri cubitali e un’infinità di graffiti in ogni forma e colore sono disseminati indistintamente per le strade delle città, con una passione speciale per le vie di Roma e di Lisbona ma la caccia al writer sembra essersi conclusa. Nella notte tra sabato e domenica, gli agenti del NAD, il Nucleo Ambiente e Decoro della Polizia di Roma Capitale, hanno perquisito l’appartamento romano del giovane indiziato, in zona San Lorenzo, sequestrando a Perris il cellulare, il telefono e ogni sorta di materiale che possa confermare l’identità dell’“imbrattatore seriale”.
Bomber, così si definiva il writer Geco in un’intervista anonima, rilasciata al sito portoghese Ocorvo.pt. L’obiettivo era quello di riempire, di bombardare – metaforicamente, s’intende – le strade delle città, per far risaltare ovunque il suo nome e impedire a chiunque di dimenticarlo. Un vero e proprio martellamento mediatico, insomma, come quelle pubblicità che ripetono senza sosta lo stesso slogan e ti ritrovi a canticchiarle a distanza di anni, ripetutamente, senza una ragione. Geco, Geco, Geco, così, all’infinito, su superfici di ogni tipo. E alla fine ti ci affezioni anche e diventano punti di riferimento.
“L’imprendibile Diabolik de noantri”, lo ha definito qualcuno. Eppure, dicevamo, non tutti sembrano aver apprezzato l’estro dell’artista: le querele, nel corso degli anni, non sono mancate e si sono accumulate a vista d’occhio. Prime fra tutte, quelle mosse dall’associazione per Villa Pamphilj e dalla città di Lisbona, i cui muri sono stati letteralmente ricoperti di graffiti e materiale riconducibile al writer misterioso, inclusi i cosiddetti heaven spot, i punti più difficili (e pericolosi) da raggiungere. Fino a oggi, però, risalire al volto del colpevole è stato pressoché impossibile.
«Centinaia di bombolette spray», commenta oggi sul suo profilo Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi, «migliaia di adesivi, funi, estintori, corde, lucchetti, sei telefoni cellulari, computer, pennelli, rulli e secchi di vernice. Si tratta del materiale che il Nucleo Ambiente e Decoro della nostra Polizia Locale ha sequestrato al writer romano noto come “Geco” che, insieme all’assessore Linda Meleo, avevamo già denunciato per aver deturpato diversi edifici della nostra città».
E ancora, insieme a una foto che ritrae tutto il materiale sequestrato: «Grazie al lavoro del Nad, e a un anno di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, i nostri agenti sono riusciti a identificare il writer. I magistrati hanno poi disposto perquisizioni domiciliari e nei mezzi a sua disposizione. Era considerato imprendibile, ma ora Geco è stato identificato e denunciato. Ha imbrattato centinaia di muri e palazzi a Roma e in altre città europee, che vanno ripuliti con i soldi dei cittadini. Una storia non più tollerabile». “Deturpato” e “imbrattato”, quindi, nient’altro.
E fa un po’ sorridere scoprire, poco dopo, che tra i follow dell’account Instagram di Raggi figuri il nome di un insospettabile Banksy.
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Ma dovete dire per forza il nome oppure se lo dite non lo potete mettere un po nascosto? Povero è lui pensate al covid non a geco