Manuel di Rita è pittore, scultore, street artist. Di origine veneta, viene dal mondo dei graffiti urbani, in una evoluzione artistica che dagli anni Novanta lo ha reso noto nel panorama internazionale della street art con lo pseudonimo di Peeta.
Ha uno stile inconfondibile, che ricorda da vicino una variante monumentale e colorata delle ardite architetture di Escher. La sua pittura anamorfica distorce e sconvolge i limiti della superficie, abbatte i muri e crea delle illusioni tridimensionali che trasformano completamente i palazzi su cui agisce.
Quest’estate, Peeta ha lavorato sia in Italia, per la prima Biennale sostenibile della Street Art a Padova (Super Walls, 7-18 giugno), sia in Germania, per lo Stadt-Wand-Kunst di Mannheim (20-29 giugno), festival attivo ormai da anni sul territorio per riqualificare lo spazio urbano. Un filo rosso unisce queste due grandiose opere pubbliche, nell’intreccio intricato di taglienti linee geometriche e delle morbide forme astratte che creano i suoi inganni ottici. Sembrano gigantesche sculture, che ridisegnano i volumi delle pareti e stravolgono la percezione abitudinaria. La parete si apre, e il confine esploso svela un’inattesa realtà , variopinta e dinamica.
Stando ai prossimi appuntamenti in calendario sul suo sito personale, lo vedremo all’opera in Olanda, Francia, persino in Giappone. Per ora possiamo accontentarci del video che Peeta stesso ha pubblicato sul suo profilo Instagram, in cui è ripresa la realizzazione del murales bianco e blu in Germania, dove si osserva come la distorsione della struttura architettonica sia frutto di un lavoro estremamente meticoloso. L’artista spiega come la sua sia una volontà di cancellare i preconcetti, proponendo forme che metaforicamente segnalano l’urgenza di guardare le cose da un nuovo punto di vista; una “sospensione della normalità ”, dice lui, che altera il contesto familiare e propone una nuova concezione degli spazi e della realtà tutta.
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