Anghiari, Tovaglia a Quadri
Venendo da nord, a cavallo tra Emilia Romagna, Marche e Umbria, si incontra Anghiari, facilmente raggiungibile con la E45 quando non è bloccata per frane, grandine, lavori in corso. In uno tra i borghi più belli d’Italia, nella provincia di Arezzo con 5.561 abitanti, si svolge da 24 anni “Tovaglia a Quadri”, un festival di teatro in cui ogni sera per 10 giorni (quest’anno dal 10 al 19 agosto) centotrenta ospiti assistono a un racconto mentre gli viene servita una tipica cena toscana, con tanto di bringoli al sugo finto e cantucci. Ad andare in scena sono proprio gli abitanti con un testo di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini che, ispirati dagli avvenimenti e problematicità locali, individuano un tema da condividere con i propri commensali. In un piccolo paese tagliato fuori dalla rete ferroviaria e con un precario collegamento stradale, la transumanza, la migrazione delle pecore in giro per la Toscana, diventa metafora della ricerca di una nuova via da percorrere: senza rimpianti per il passato e consapevoli che non ci si può più adagiare su glorie vissute, è arrivato il momento per gli abitanti di trovare un percorso alternativo, magari senza buchi e senza crolli, per pensare al futuro – e alle prossime elezioni – senza paura e con fiducia.
“Tovaglia a Quadri”, in attesa di festeggiare il quarto di secolo, è ormai l’appuntamento di narrazione del territorio, fatto dagli abitanti stessi, in un incontro teatrale che ha saputo unire l’abbondante cucina toscana alla sua convivialità schietta, in un efficace risultato volto alla costruzione di memoria e di sopravvivenza del borgo.
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