William Kentridge e la Handspring Puppet Company, Faustus in Africa! , foto di Fiona MacPherson
C’è un Faustus che parte per un safari ma finisce per avventurarsi tra le sabbie mobili dell’avidità, della passione e del potere. È Faustus in Africa!, pièce nata dalla storica collaborazione tra l’artista sudafricano William Kentridge e la celebre Handspring Puppet Company, in scena in anteprima italiana al Teatro Mercadante di Napoli il 2 e il 3 luglio, nell’ambito del Campania Teatro Festival 2025 diretto da Ruggero Cappuccio.
Presentato in una nuova versione, a distanza di 30 anni dalla fortunata produzione del 1995, Lo spettacolo è uno dei momenti più attesi della rassegna. In 90 minuti di teatro e arte visiva, Kentridge rilegge il mito del dottor Faust che, da protagonista di un racconto popolare tedesco, è diventato l’ipostasi della ricerca della conoscenza, spesso e volentieri proibita, grazie anche alle trasposizioni fortunatissime di Christopher Marlowe e Goethe. Il racconto è conosciuto e riguarda il destino di un alchimista che, sulla pericolosa e oscura strada del sapere assoluto, invoca il diavolo – rappresentato da Mefistofele – che si offre di servirlo per un periodo di tempo di 24 anni, al prezzo della sua anima.
La versione di Kentridge prende forma attraverso i traumi e le contraddizioni del continente africano, restituendogli una forza bruciante. Il protagonista, nel cuore dell’Africa, firma il suo patto con il diavolo ma lo fa per brama di controllo e consumo, in un mondo dove il colonialismo non è mai del tutto finito e l’eco della catastrofe climatica si fa ogni giorno più assordante.
Nello spettacolo, la firma inconfondibile dell’artista sudafricano William Kentridge, maestro del disegno, oltre che dell’animazione video e della performance, si intreccia con la tecnica scultorea della Handspring Puppet Company. I loro burattini, celebri per aver dato vita ai cavalli di War Horse e alla piccola migrante Little Amal, si muovono sul palco con struggente precisione, evocando lo spettro del dominio, della seduzione e della rovina. La colonna sonora originale, composta da Warrick Sony e dal compianto James Phillips, accompagna con ritmo tagliente l’incedere della narrazione, tra disegni proiettati, voci corali e scene immersive.
Faustus è al tempo stesso l’uomo moderno, con le sue manie e le sue debolezze, e il colonizzatore di ogni tempo, pronto a sacrificare la propria coscienza per una gratificazione istantanea. La sua discesa nell’inferno tratteggia un affresco politico e poetico, che tocca i temi urgentissimi dell’estrattivismo, del compromesso etico e della perdita della misura. A dare voce e corpo all’opera, un cast composto da Eben Genis, Atandwa Kani, Mongi Mthombeni, Wessel Pretorius, Asanda Rilityana, Buhle Stefane, Jennifer Steyn.
Il 3 luglio, dalle 11:30 alle 13, sempre al Teatro Mercadante, il pubblico potrà incontrare i due fondatori della Handspring Puppet Company, Adrian Kohler e Basil Jones, protagonisti della masterclass The Periphery and the Centre. Un’occasione per scoprire le tecniche, le fonti iconografiche e le influenze internazionali, dal teatro Bunraku giapponese ai burattinai Bamana del Mali, che animano una delle compagnie di figura più influenti al mondo che, da quattro decenni, si è esibita in più di 30 Paesi. Con sede a Città del Capo, Handspring ha rivoluzionato il teatro visivo contemporaneo, trasformando la marionetta in soggetto politico e corpo drammaturgico e ridefinendo il confine tra teatro, scultura e performance.
Anche in Faustus in Africa! il mito si ricostruisce attraverso l’ibridazione con l’attualità: la storia dell’uomo che vende l’anima al diavolo apre una riflessione su un presente sempre più sbilanciato verso l’autodistruzione. Kentridge e la Handspring Puppet Company ci ricordano che il teatro è anche una macchina per pensare il mondo e per provare a cambiarlo, ammesso che ci sia ancora tempo.
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