Categorie: Teatro

Non chiamatela Locandiera: la Mirandolina di Marina Carr è un’eroina femminista

di - 28 Febbraio 2026

Dimenticate la tradizionale Locandiera, tra le opere più famose e rappresentative di Goldoni. Dimenticate i suoi meccanismi comici, i toni farseschi, la brillantezza dei dialoghi. Prendete della commedia originale solo il nome del personaggio principale, Mirandolina. Datele abiti di oggi, un contesto attuale, e degli sprazzi onirici. Collocatela nella cronaca che affligge il nostro tempo malato, dove la violenza di genere è tema, purtroppo, all’ordine del giorno. Avremo così, ispirata al classico goldoniano – e con alcuni elementi della trama e dei personaggi dell’opera -, una Mirandolina contemporanea, femminista, una donna che, nella ficcante riscrittura della drammaturga irlandese Marina Carr (traduzione di Monica Capuani), paga però a caro prezzo la sua capacità di tenere testa e sconfiggere l’universo maschile che la attornia come preda da conquistare.

Mirandolina, ph. Serena Serrani

Se Carlo Goldoni nella sua “rivoluzione” teatrale abbandonò le maschere della Commedia dell’Arte per dire con verità le cose vere – smascherando le ipocrisie della società dell’epoca -, oggi più che mai il teatro necessita di mettere in scena le verità della realtà, per denunciare, criticare, far riflettere, suscitare dibattiti sulla società, illuminare, riannodare storie che ci riguardano.

È quanto fa emergere, del plot goldoniano, con chiarezza attualissima, la regista irlandese Catriona McLaughlin, che firma questa Mirandolina voluta da Filippo Dini, direttore del Teatro Stabile del Veneto (produzione realizzata con l’Abbey Theatre/Teatro Nazionale d’Irlanda e il Teatro Nazionale Croato di Fiume/HNK Rijeka), e con un cast tutto italiano, dove la protagonista, ragazza arguta, indipendente e intelligente, che si muove in un mondo dominato dagli uomini affermando la propria indipendenza, si scontra con le dinamiche del potere maschilista ancora troppo familiare. «Questa è una pièce sulla paura, la paura femminile – dichiara la regista -, e sul prezzo che viene estorto a queste ragazze smarrite che osano reagire».

Mirandolina, ph. Serena Serrani

I caratteri dei personaggi costruiti da Carr risultano ben delineati, come pure le concatenazioni drammaturgiche che includono presenze fantasmatiche. Sono, queste, gli antenati della giovane ragazza – il padre, la madre, il nonno – apparizioni della memoria e del passato che s’intrecciano col suo destino di essere stata abbandonata da piccola, delineando il presente che la vede costretta ad abbandonare l’università, l’amore per la letteratura – cita Virginia Woolf -, per ritrovarsi proprietaria di un ristorante italiano a Dublino ereditato dal padre, e condiviso insieme al fratellastro Fabrizio – in Goldoni era il fedele e innamorato cameriere che infine Mirandolina sposa.

Mirandolina, ph. Serena Serrani

Qui, invece, si rivelerà anche lui – spinto da pulsioni che sfiorano l’incesto – un uomo possessivo e violento come lo sono i tre avventori del locale, spesso ubriachi e colti a sniffare, predatori sessuali avvezzi a parlare male delle mogli e del genere femminile, con a capo l’odiatore misogino che si vanta di essere immune al fascino femminile e convinto che le donne siano solo manipolatrici: personaggio che infine cede all’innamoramento, illuso di aver fatto colpo sulla intraprendente giovane che invece si fa beffa di lui facendogli credere di essere caduta nella trappola da lei stessa tesa per farlo innamorare. L’uomo, respinto, la ucciderà.

Mirandolina, ph. Serena Serrani

La regista così dà concretezza tragica alla battuta che Goldoni, nell’originale, fa dire al Cavaliere di Ripafratta nel terzo atto: «Meriteresti che io pagassi gli inganni tuoi con un pugnale nel seno; meriteresti che io ti strappassi il cuore, e lo mostrassi a queste donne lusinghiere, per avviso e per esempio». Prima del drammatico femminicidio, Mirandolina, astuta, sorniona, padrona dei suoi sensi ma anche inquieta, conscia del suo essere donna e determinata a umiliare la protervia dei maschi predatori, avrà tirato fuori tutta la sua rabbia con una lucida invettiva verso il genere maschile.

Mirandolina, ph. Serena Serrani

Il finale della pièce si chiuderà tornando alla scena iniziale ambientata su due binari posti in proscenio. Qui Mirandolina aveva incontrato, viaggiando sul treno, una donna, forse uno spirito. Raccontandosi le loro storie, quello spazio sospeso, metafisico, sorta di limbo, di luogo ultraterreno, aveva riportato alla memoria, come in un flashback, la sua tragica vicenda, che infine si chiude su entrambe le donne. «Ti conosco. Ti stavo aspettando», le dice l’altra rivolgendosi a Mirandolina: «Stiamo entrando nel buio».

Mirandolina, ph. Serena Serrani

Spettacolo che arriva alla testa e allo stomaco, e colpisce al cuore nella sua crudezza, grazie alla regia e all’ottimo, intero cast, capitanato dalla Mirandolina della giovane Gaja Masciale, e Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich, Sandra Toffolatti.

Mirandolina, ph. Serena Serrani

Spettacolo visto al Teatro Verdi di Padova, “Mirandolina” prosegue la tournée al Teatro Nuovo di Verona, fino al primo marzo; il 5 e 6 marzo al Teatro Ivan Zajc di Rijeka (Croazia); dal 10 al 15 al Teatro Elfo Puccini di Milano; e, dal 28 agosto al 5 settembre, all’Abbey Theatre di Dublino.

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