Categorie: Teatro

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 16 al 22 febbraio

di - 16 Febbraio 2026

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 16 al 22 febbraio.

Teatro e danza

People Watching, ode alla resistenza creativa

Tour italiano di People Watching, collettivo creativo con base a Montréal, con lo spettacolo Play Dead, grazie a ATER Fondazione e Fondazione Piemonte dal Vivo. Ambientato in un universo di trappole domestiche e storie intrecciate, Play Dead mette in scena gli aspetti meravigliosi, contorti e a volte gioiosamente ridicoli dell’esperienza umana. A

ttraverso il suo dinamico ibrido di acrobazie, movimento e teatro fisico, lo spettacolo propone una cronaca surreale del quotidiano, celebrando l’assurdità del banale e l’incontenibile desiderio di contatto e intimità, come in una danza sull’ultima canzone prima della fine della festa, in continuo equilibrio tra la gioia giocosa (play) e l’imprevedibile dolore (dead).

Tournée al via il 20 febbraio dal Teatro Alfieri di Asti nell’ambito della rassegna We speak dance) per poi proseguire al Teatro Duse di Bologna, il 23, Teatro della Regina di Cattolica, il 26; Teatro del Popolo di Concordia, 1° marzo; Teatro Asioli di Correggio, il 3.

Silvio Orlando nel Berretto a sonagli

Diretto dal regista Andrea Baracco, Silvio Orlando nel ruolo di Ciampa, è il protagonista del grande classico di Luigi Pirandello Il berretto a sonagli. Beatrice Fiorica, donna della buona società siciliana, sospetta che il marito la tradisca con la moglie di Ciampa, modesto scrivano al suo servizio. Decisa a smascherarlo, si confida con la madre e con la cameriera e coinvolge il delegato di polizia Spanò, affinché intervenga. Convinta di possedere le prove, Beatrice denuncia pubblicamente l’adulterio, senza immaginare le conseguenze che il suo gesto può provocare. Ciampa, messo all’angolo, teme che l’onore venga compromesso e che la sua vita vada in frantumi. Per non diventare lo zimbello della città, è costretto a una soluzione estrema: far passare Beatrice per folle, così che la denuncia perda valore e l’ordine delle cose resti intatto.

Il berretto a sonagli, regia Andrea Baracco

“Il berretto a sonagli”, revisione linguistica Letizia Russo, regia Andrea Baracco, con Silvio Orlando, Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti, scena Roberto Crea, costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Simone De Angelis, sound designer Giacomo Vezzani. Produzione Cardellino, coproduzione Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile di Bolzano. A Jesi, Teatro Pergolesi, il 18 febbraio; Pesaro, Teatro Sperimentale, dal 19 al 22.

Nina di Čechov, non sa più chi è

Diretta da Piefrancesco Favino, Anna Ferzetti torna a teatro per vestire i panni di Emma nello spettacolo People, Places & Things, un testo di Duncan Macmillan. La protagonista si trova in scena: interpreta Nina ne Il gabbiano di Čechov. Kostja le parla, lei risponde ma non sa dove mettere le mani: non padroneggia più la sua voce, non ricorda più dove sia e cosa debba fare, forse non ricorda più le sue battute o forse sono i suoi pensieri a essere confusi. Dove finisce la finzione e dove inizia la realtà? Nina sta per cadere giù dal palco, o forse è Emma che sta scivolando via. Quello che è certo è che, chiunque lei sia, ha bisogno di aiuto.

People, Places & Things Ph Enrico De Luigi

“People, Places & Things” di Duncan Macmillan, regia Pierfrancesco Favino, con Anna Ferzetti, Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi, Totò Onnis, Luca Massaro, Maria Giulia Toscano, Giorgio Stefani, Sofia Capo, Gabriele Badaglialacqua, Marta Virginia Morgavi diretti da Favino, traduzione Monica Capuani, scene Luigi Ferrigno, costumi Roberto Chiocchi, luci Bianca Peruzzi, movimenti scenici Marco Angelilli. Produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo, Teatro Stabile di Catania. A Venezia, Teatro Goldoni, dal 20 al 22 febbraio; a Roma, Teatro Ambra Jovinelli, dal 4 al 15 marzo.

Mein Kampf, per non ripetere la catastrofe

Stefano Massini, artista dal forte impegno civile, approda al Teatro Argentina di Roma (dal 18 febbraio al 1° marzo) con Mein Kampf, un’opera da lui scritta e interpretata, a più di cento anni dalla pubblicazione del saggio autobiografico di Adolf Hitler, per un’indagine lucida e spietata sul potere delle parole e sulle loro devastanti conseguenze. Nel 1924, Hitler nella cella del carcere di Landsberg, scrive Mein Kampf dove espone il suo pensiero politico e delinea il programma del Partito nazista. Ma solo ottant’anni dopo, nel 2016, la Germania decide di consentirne la diffusione, ritenendo che solo attraverso la conoscenza si possa evitare il ripetersi della catastrofe.

Per anni l’autore ha incrociato la prima stesura di quel libro-manifesto con i discorsi e i comizi di Hitler, nonché con il vasto materiale raccolto nelle “Conversazioni con Hitler a tavola” dal 41 al 44, da due fidatissimi funzionari del partito, sotto la supervisione del capo della Cancelleria. Massini ne costruisce, così, uno spettacolo duro, ma necessario, dove il Mein Kampf emerge nella sua inquietante portata.

Mein Kampf di e con Stefano Massini Ph Filippo Manzini

Nei meandri della mente di Charles Manson

Manson di Fanny & Alexander (ideazione, regia, luci, progetto sonoro Luigi Noah De Angelis, drammaturgia, costumi Chiara Lagani) mette il pubblico nello scomodo ruolo di una sorta di giuria postuma.

L’attore Andrea Argentieri indossa i panni dell’accusato Charles Manson, e, a partire dalle testimonianze video e audio, le numerose interviste che il pugile in vita rilasciò incarna una sorta di ritratto mimetico del suo personaggio facendoci ripercorrere, tramite l’iperbole variegata delle risposte, i meandri della sua mente labirintica, istrionica, scivolosa e manipolatoria. È così che si imprimono nella voce e nel suo corpo dell’attore i ritmi, la gestualità spezzata e gli sguardi mutevoli del personaggio che gli è ora matrice, come se ci trovassimo per un attimo di fronte a un fantasma, che ci visita proprio nel momento in cui ci accingiamo a formulare un giudizio.

Andrea Argentieri in Manson

Al Teatro Astra di Torino, dal 20 al 22 febbraio.

Nell’Inferno musicale di Dante

Il Teatro dell’Opera di Roma con Inferno della compositrice Lucia Ronchetti guarda al contemporaneo, mettendo in scena una prima esecuzione assoluta della versione italiana ispirata alla prima cantica della Commedia di Dante Alighieri, che include un epilogo originale firmato dal Premio Strega Tiziano Scarpa.

«Ho immaginato Inferno come una successione di paesaggi sonori evocati da Dante, cangianti, metamorfici e apocalittici, seguendo la forma a spirale del suo viaggio verso il centro della terra – dichiara Ronchetti –. La partitura si genera dal linguaggio stesso di Dante, dalla sua capacità di creare un’estasi narrativa insieme a una consapevolezza profonda delle tenebre che circondano ogni tentativo di conoscenza». Firma la regia David Hermann, la direzione dell’opera è affidata a Tito Ceccherini, e, all’attore Tommaso Ragno il ruolo di Dante.

Al Teatro dell’Opera di Roma, il 19, 22, 28 febbraio, e il 3 e 7 marzo.

La storia d’amore di Giovanni Testori

L’attore Alessandro Bandini, con il suo spettacolo Per sempre, dà voce e corpo alla struggente e misteriosa storia d’amore tra lo scrittore, drammaturgo, regista e pittore italiano Giovanni Testori e Alain Toubas. Uno spettacolo sul bisogno di sentirsi amati incondizionatamente e sul dolore, una richiesta viscerale di poter amare, un grido per non essere dimenticato.

Per sempre (a Roma, Teatro Torlonia, dal 19 al 22 febbraio), nasce da un confronto totalizzante, corpo a corpo, con la parola testoriana: una parola che, incarnandosi in chi la pronuncia, si trasforma nella lotta interminabile di un essere umano di fronte alle proprie paure. Lo spettacolo, infatti, è l’esito di una serie di residenze artistiche, tra cui quella presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi – città in cui Testori e Toubas si sono incontrati la prima volta il 24 febbraio 1959.

Per sempre ©LAC Lugano Arte e Cultura – Ph Masiar Pasquali

Centenario di Susanna Egri

La più longeva danzatrice italiana vivente, pioniera della modernità coreutica e ancora oggi attiva come docente e coreografa, Susanna Egri viene celebrata per i suoi cento anni, il 18 febbraio a Verbania, con in scena Istantanee, storico spettacolo del 1953 e con, in prima nazionale, Cantata Profana: il Cervo Fatato, nuova creazione di Raphael Bianco per la compagnia EgriBiancoDanza, in programma con successive repliche a febbraio, maggio e luglio 2026. Una vita che attraversa l’Europa e le grandi trasformazioni tra Novecento e XXI secolo: esule in Ungheria durante le persecuzioni razziali, figlia dell’allenatore del Grande Torino scomparso a Superga, Susanna Egri ha aperto le trasmissioni Rai nel 1954 ed è tuttora protagonista della scena culturale italiana.

Istantanee di Susanna Egri Ph Simone Vittonetto

L’amore del cuore, sull’attesa e sulla fragilità del linguaggio

L’amore del cuore della drammaturga britannica Caryl Churchill, messo in scena dalla compagnia lacasadargilla, è un testo sull’attesa e sulla fragilità del linguaggio, dove i personaggi sembrano recitare non tanto un ruolo, quanto i resti della propria vita, oscillando tra realismo e frammento, tra rappresentazione e riflesso.

Al centro una piccola vicenda domestica, attraversata da un senso costante di inquietudine, in cui l’ordinaria complessità dei rapporti familiari diventa materia teatrale. Il vero cuore dello spettacolo è la parola: interrotta, ripetuta, rilanciata come un disco che salta, fino a disorientare lo spettatore.

L’amore del cuore Ph Sveva Bellucci

“L’amore del cuore”, di Caryl Churchill, traduzione Laura Caretti, Margaret Rose, regia, spazio scenico e costumi Lisa Ferlazzo Natoli, con Tania Garribba, Fortunato Leccese, Alice Palazzi, Francesco Villano, Bianca Cavallotti. Produzione Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello e lacasadargilla. A Modena, Teatro delle Passioni, dal 17 al 22 febbraio.

Viaggio nel Mediterraneo centrale

A Place of Safety, Viaggio nel Mediterraneo centrale, con la regia e drammaturgia di Nicola Borghesi e Enrico Baraldi, è uno spettacolo polifonico in diverse lingue, nato in collaborazione con Sea-Watch ed Emergency e ispirato al sogno di un’Europa migliore (al Teatro Piccinni di Bari dal 20 al 22 febbraio). Ideato da Kepler-452 è la storia dell’incontro tra una compagnia di teatro e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare, ma è anche e soprattutto una scintilla di attenzione sul rimosso collettivo del nostro continente, ciò che accade nel Mediterraneo centrale. Attraverso testimonianze dirette e una drammaturgia polifonica, lo spettacolo interroga il sogno europeo e ciò che accade alle sue frontiere. Un racconto urgente, che trasforma il teatro in spazio di ascolto e consapevolezza.

Umani e androidi tra reale e virtuale

L’artista quarantenne Łukasz Twarkowski – autore di lavori che si situano all’intersezione tra teatro e arti visive – firma la regia di The Employees dall’omonima epopea fantascientifica e distopica dell’autrice danese Olga Ravn (al LAC di Lugano, il 18 e 19 febbraio). Twarkowski indaga la sottile frontiera tra umano e non umano, tra reale e virtuale, dando vita a un’esperienza teatrale intensa, visiva e sonora, interpretata dagli attori della STUDIO teatrgaleria di Varsavia. A bordo di un’astronave in missione nello spazio profondo, umani e androidi convivono sotto l’occhio vigile di una misteriosa Organizzazione. Le loro relazioni, il lavoro quotidiano, i conflitti e i dubbi esistenziali emergono attraverso frammenti di memoria e testimonianze, in un flusso scenico che interroga lo spettatore sulle forme dell’identità e della coscienza.

Quel quadro bianco a righe bianche

«Il mio amico Serge ha comprato un quadro» annuncia Marc, Michele Riondino da solo in scena, ad apertura di sipario. «È una tela di circa un metro e venti per un metro, dipinta di bianco. Il fondo è bianco, e strizzando gli occhi si possono intravedere delle sottili filettature diagonali, bianche».

Inizia così Art di Yasmina Reza, la commedia francese contemporanea più recitata al mondo. Tre amici di vecchia data si organizzano per passare una serata insieme, e il citato quadro bianco a righe bianche si trasforma, battuta dopo battuta, nel catalizzatore che porta alla luce nevrosi, rancori, rivalità rimasti finora sopiti. Riondino, anche regista, è in scena con Daniele Parisi e Michele Sinisi (a Roma, Teatro Ambra Jovinelli, dal 18 febbraio al 1° marzo.

La danza travolgente di Stomp

Senza trama, personaggi né parole, Stomp – composta dagli inimitabili ballerini-percussionisti-attori-acrobati – mette in scena il suono del nostro tempo, traducendo in una sinfonia intensa e ritmica i rumori e le sonorità della civiltà urbana contemporanea. Con strofinii, battiti e percussioni di ogni tipo, i formidabili ballerini-percussionisti-attori-acrobati di Stomp danno voce ai più “volgari”, banali e comuni oggetti della vita quotidiana: bidoni della spazzatura, pneumatici, lavandini, scope, spazzoloni, riciclandoli a uso della scelta, in un “delirio” artistico di ironia travolgente.

È un elettrizzante evento rock, un anomalo concerto sinfonico in stile “videoclip”: senso rapido del tempo, visualizzazione della musica, vortice ritmico nella scansione delle immagini. È una maestosa coreografia urbana, che possiede la furia ritmica e sensuale del flamenco e la precisione del gioco percussivo del tip-tap. È l’umorismo del cinema muto dato in prestito alla Pop Art.

Al Teatro dell’Aquila di Fermo dal 17 al 19 febbraio, e al Teatro la Fenice di Senigallia il 21 e 22.

L’amore non lo vede nessuno

Da dove viene l’amore? Se sapessimo rispondere a questa domanda, avremmo svelato il mistero della vita. Il potente testo L’amore non lo vede nessuno di Giovanni Grasso è un’indagine spietata sul senso dell’esistenza. Un giallo avvincente in cui Giovanni Crippa e Stefania Rocca interpretano il dramma di Silvia, che scoprirà la verità sulla morte della sorella grazie alle confessioni di un affascinante sconosciuto.

Ma il racconto di quell’uomo senza nome, colto e raffinato, è davvero attendibile? E fino a che punto Silvia può fidarsi di lui? La ricerca della verità sarà un percorso sorprendente e doloroso che porterà Silvia ad affrontare un intreccio di contraddizioni e segreti indicibili: il mondo che la sorella abitava, nel quale è facile smarrire il confine tra innocenza e colpevolezza.

L’amore non lo vede nessuno”, di Giovanni Grasso, regia Piero Maccarinelli, con Stefania Rocca, Giovanni Crippa, Franca Penone, impianto scenico di Piero Maccarinelli, luci Javier Delle Monache, costumi Gianluca Sbicca. Produzione Centro Teatrale Bresciano, Compagnia Molière, Teatro Quirino, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. A Brescia, Teatro Sociale, dal 17 al 22 febbraio.

Pinocchio. Che cos’è una persona?

La ridefinizione delle identità attraverso l’arte, la centralità della persona e delle sue fragilità, il teatro che si fa strumento di umanità, sono alcuni dei temi che animano la creazione Pinocchio. Che cos’è una persona? spettacolo ideato, scritto e diretto da Davide Iodice (a Roma, Teatro India, dal 17 al 22 febbraio). Protagonisti sul palco le attrici e gli attori extra-ordinari della Scuola elementare del Teatro conservatorio popolare per le arti della scena, accompagnati dai loro genitori, care givers, tutor, amici che, attraverso la figura universale del burattino di Collodi, abitano una ricerca poetica fatta di ascolto, riconoscimento e autenticità esplorandone proprio i temi dell’identità e della fragilità.

Lo spettacolo ha vinto il premio speciale Ubu 2024 e il premio ANCT Associazione Nazionale Critici di Teatro 2024. A inaugurare il debutto romano, il 17 febbraio, l’anteprima dello Speciale Rai Davide Iodice. Pinocchio e gli altri. prodotto da Rai Cultura in collaborazione con la Biennale di Venezia.

PINOCCHIO Ph Renato Esposito

Nel surrealismo di “Sonoma” di Marcos Morau

Un’estetica visionaria quella di Marcos Morau. Il rituale, il sacro, il sogno: quando la danza diventa eco dell’umanità. Con Sonoma (il 21 febbraio al Teatro Fraschini di Pavia), il coreografo spagnolo presenta una creazione che è già considerata un capolavoro del teatro-danza contemporaneo. Nove donne – “guidano il ritmo dei venti e muovono la terra con la forza dei tamburi” -, danno vita a un universo rituale dove corpo, voce, tamburi e immagini poetiche si intrecciano in una liturgia laica. Morau parte dal surrealismo di Luis Buñuel e dai rituali popolari dell’Aragona (celebre la tradizione dei tamburi di Calanda), per costruire una drammaturgia che attraversa sacro e profano, femminile e collettivo, sogno e memoria. Gli elementi scenici, croci, grandi bauli, maschere, cappelli rituali, creano un paesaggio drammaturgico tra medioevo e contemporaneità.

L’enigma psicologico del performer Thomas Hauert

Zaungast è una parola tedesca che descrive qualcuno che assiste a un evento al quale non è stato invitato, rimanendo dietro la recinzione. Nel suo nuovo assolo, il performer e coreografo svizzero Thomas Hauert approfondisce un processo creativo già presente nelle sue ultime due creazioni: fare della psicologia, della vita interiore, delle emozioni e dell’inconscio una forza motrice del movimento. Il punto di partenza di Troglodyte (a Roma, Teatro Ateneo, il 19 e 20 febbraio) è una sorta di enigma psicologico complesso, espresso nel titolo e nel sottotitolo del solo Zaungast/Zaunkönig, che mette a fuoco l’esperienza della posizione dell’outsider, di chi non fa parte del gruppo, di chi osserva dall’esterno.

I pianti e i lamenti dei pesci fossili

Al confine sfumato tra organico e inorganico, tra vita e non-vita, il fossile è una testimonianza materiale e poetica dello scorrere e dello stratificarsi del tempo. I pianti e i lamenti dei pesci fossili della danzatrice e coreografa Annamaria Ajmone, in scena con Veza Maria Fernandez (a Brescia, Teatro Grande, il 18 febbraio), tenta di costruire relazioni tra corpi e tempi incommensurabilmente distanti e differenti. Le possibilità della relazione sono esplorate dai corpi delle danzatrici attraverso due interfacce: la pelle o membrana, che funge da motore del movimento connettendo l’interno e l’esterno del corpo; e l’aria, che viene attraversata dalle loro voci e trasformata in uno “spazio prima di ogni localizzazione”. Lo spettacolo prende la forma di una progressiva stratificazione di pratiche corporee e vocali che richiama la struttura stessa del fossile.

Reminiscenza e malinconia della separazione

Proseguendo nel percorso artistico attraverso linguaggi, generazioni e poetiche del teatro contemporaneo, Scena Nostra continua con l’attrice, cantante e regista teatrale pugliese Leonarda Saffi (a Palermo, Spazio Franco il 20 e il 21 febbraio). Con InFesta l’artista mette in scena una celebrazione delle relazioni umane e dell’amore nata dall’urgenza personale di raccontare l’elaborazione del dolore della separazione che nello spettacolo si dispiega in un caleidoscopio di emozioni, una celebrazione della vita attraverso la reminiscenza e la malinconia della separazione. Questo spazio intimo si dispiega come un libro di ricordi, dove i due interpreti, Sara Valenti e Luca Lopes Pereira, e il pubblico condividono la stessa pagina di vita.

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