Categorie: Teatro

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 20 al 25 gennaio

di - 20 Gennaio 2026

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 15 al 21 dicembre.

Teatro e danza

Arcipelago G, tragicommedia distopica

Pièce nata da un testo di Paolo Briguglia anche regista, ed Enrico Cibelli, Arcipelago G è una tragicommedia distopica ambientata intorno al 2120 su un’isola periferica e dimenticata dove il mondo sembra essersi inceppato.

Due fratelli, Laio e Jakob, presidiano un avamposto militare in attesa di un attacco che forse non arriverà mai. Laio, cecchino paraplegico e comandante fanatico, Jakob, incatenato al suolo come punizione, è l’opposto: disilluso, rabbioso, in costante tensione tra il desiderio di fuga e il legame irrisolto con il fratello. Intorno a loro si muove un universo grottesco e allucinato: una Panda gigante modificata; Suor Angelica, ufficiale di collegamento visionaria; una natura mutata che partorisce gabbiani ciechi, tigri sentinella e lombrichi che cantano come un coro tragico.

Arcipelago G., regia Paolo Briguglia

Con Pierluigi Bevilacqua, Asia Correra, Mario Mignogna e Celeste Morese, musiche Marco Maruotti. Produzione piccola compagnia impertinente. Prima nazionale, Spazio Franco di Palermo per Scena Nostra, dal 23 al 25 gennaio; a Foggia, Teatro Umberto Giordano, il 30.

Il dio del massacro

Il testo Le dieu du Carnage del 2006 di Yasmina Reza, ritrae un interno borghese parigino dove una doppia coppia di genitori hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per cercare di risolvere – da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere – una questione che inizialmente pensano di minimizzare: una lite scoppiata tra i rispettivi figli di undici anni. Ma, a poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, correttezza politica, apertura mentale e dirittura morale si sgretolano. E sotto quelle maschere appare il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.

Le dieu du Carnage

“Le dieu du Carnage”, di Yasmina Reza, regia di Antonio Zavatteri, traduzione Laura Frausin Guarino e Ena Marchi, con Francesca Agostini, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani e lo stesso Antonio Zavatteri, scene e luci Nicolas Bovey, costumi Anna Missaglia. Produzione Teatro Nazionale di Genova. A Novi Ligure Teatro Marenco, il 20 gennaio; Pinerolo, Teatro Sociale, il 21; Aosta, Teatro Splendor, il 23. Poi a Bassano, Firenze, Vignola, L’Aquila.

Il Lago dei cigni all’epoca del Gattopardo

Torna in scena, dal 22 gennaio all’1 febbraio, al Teatro Massimo di Palermo Il lago dei cigni di Čajkovskij in una nuova veste coreografica firmata dal direttore del Corpo di ballo della Fondazione, Jean-Sébastien Colau: una ripresa classica, rispettosa dell’eredità di Petipa e Ivanov, la cui originalità è l’ambientazione nell’epoca del Gattopardo, in un’atmosfera aristocratica e raffinata dell’epoca di Tomasi di Lampedusa, tra decadenza e splendore, rendendo omaggio alla Sicilia e all’estetica del romanzo.

Il tradizionale balletto romantico rivivrà nel mondo dei Salina e dei Falconeri, grazie alle scenografie di Francesco Zito e ai preziosi costumi di Cécile Flamand, e dal disegno luci di Bruno Ciulli. In scena Maia Makhateli, stella del Dutch National Ballet di Amsterdam, e il palermitano Andrea Sarri, primo ballerino dell’Opéra di Parigi. Nei ruoli principali si alterneranno per Odette/Odile Martina Pasinotti e Yuriko Nishihara, nei panni del principe Siegfried Alessandro Casà e Michele Morelli.

LAGO DEI CIGNI, Teatro Massimo, Palermo, Bozzetto scenografia Francesco Zito

Finale di partita in famiglia

Un’originale chiave di lettura quella di Finale di partita del regista Gabriele Russo, uno dei testi più rappresentativi di Samuel Beckett e di tutto il teatro del Novecento (dal 20 al 25 gennaio al Teatro India di Roma). Il cieco Hamm, inchiodato su una sedia a rotelle e assistito da Clov, che invece è condannato a non sedersi, e i genitori rinchiusi dentro i bidoni della spazzatura, sono per Russo i membri di una famiglia di oggi, confinata in un asfittico bunker casalingo a causa della pandemia.

«La famiglia – spiega il regista – resta la zona sismica per eccellenza del teatro. Da Sofocle in poi, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Gli interpreti sono Michele Di Mauro, Alessio Piazza, Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo.

Finale di partita, regia Gabriele Russo

I corpi di Elizabeth

Cuore del testo (in originale Swive [Elizabeth]), è il corpo di Elisabetta I, o meglio, i suoi corpi: un corpo politico con cui la regina d’Inghilterra costruisce il proprio potere e uno privato e sensuale. Attorno a lei una corte nella quale si muovono personaggi radicalmente contemporanei, impegnati a tessere una rete di relazioni intrisa di potere e desiderio. Contemporaneo è lo sguardo della regia che illumina in profondità i contrasti tra maschile e femminile, quelli di ieri come quelli di oggi.

Elisabetta I, l’unica donna non sposata a governare l’Inghilterra, regnò per 44 anni con astuzia e intelligenza. La commedia ci porta nel cuore della sua ascesa al potere in una società fortemente patriarcale, nella quale comprese ben presto di non potersi permettere sentimenti che la rendessero debole, assoggettandola a un amante o, men che meno, a un marito.

I corpi di Elizabeth, Cristian Giammarini, Elena Russo Arman, ph. Laila Pozzo

“I corpi di Elizabeth”, di Ella Hickson, traduzione Monica Capuani, regia Cristina Crippa e Elio De Capitani, con Elena Russo Arman, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù, Cristian Giammarini, scene Carlo Sala, costumi Ferdinando Bruni, luci Giacomo Marettelli Priorelli, suono Gianfranco Turco. Produzione Teatro dellElfo, Teatro Stabile del Veneto. A Milano, Teatro dell’Elfo, fino al 15 febbraio.

Dittico per Cornelia Dance Company

To my skin di Cornelia Dance Company, indaga il tema del cambiamento climatico. Attraverso il corpo i danzatori interpretano gli effetti estremi del calore e del gelo pensando alle grandi estinzioni di massa con l’obiettivo di aprire uno spazio di riflessione sul tema eco-ambientale attraverso atti fisici e poetici. To my skin (al Teatro Bellini di Napoli, il 24 e 25 gennaio) è un dittico di danza contemporanea che propone due interpretazioni distinte ma complementari di questo tema così urgente nella declinazione delle visioni proposte da dal coreografo Mauro de Candia con Before/After ed Antonio Ruz con Ardor.

Cornelia Dance Company, To My Skin

La caccia al drago di Daniele Timpano

Un attore supermarionetta racconta per l’ennesima volta la storia di un tranquillo contadino dell’Inghilterra medievale coinvolto suo malgrado in una caccia al drago eccetera eccetera. Tra continue divagazioni, ritardi, incidenti che ne minacciano il lineare svolgimento, lo spettacolo è un faticoso tentativo di raccontare in maniera convincente questa storia. Una partitura musicale contemporanea accompagna la narrazione ed anima musicalmente gli impulsi ritmici della parola e del gesto.

Un racconto scenico per voce, corpo e pianoforte; insospettabilmente beckettiano, inevitabilmente divertente. Caccia ‘L Drago di e con Daniele Timpano, regista insieme a Elvira Frosini (a Milano, PimOff, il 25 e 26 gennaio), è uno spettacolo ispirato ad un racconto di J.R.R. Tolkien ma che guarda al Futurismo, al Dadaismo, a Beckett e Joyce, al piglio anarchico di Carmelo Bene e alla musica contemporanea colta del ‘900.

Caccia ‘l drago, Ph Max Valle

La disposofobia, ovvero il disturbo da accumulo

Gli oggetti possono riempire un vuoto? Da questa domanda ha origine La Singolarità, progetto teatrale del giovane collettivo Algo Ceiba, scritto da Riccardo Tabilio e messo in scena da Dario Aita ed Elena Gigliotti (a Roma, Fortezza Est dal 22 al 24 gennaio) che affonda le sue radici nel teatro documentario per dare voce a un tema urgente, diffuso e ancora sommerso: il disturbo da accumulo, clinicamente noto come disposofobia.

Attraverso un’indagine profonda, che intreccia esperienze individuali e analisi sociale, lo spettacolo mette in scena la fragilità umana che si cela dietro montagne di oggetti, rifiuti, vestiti abbandonati e pile di giornali ingialliti. Non è solo la storia di chi accumula, ma di una società intera che, di fronte alla vertigine del vuoto e della perdita, cerca rifugio circondandosi di oggetti.

La singolarità, ph Francesco Colosimo

Doppio appuntamento per Lost Movement

Un doppio appuntamento milanese, il 23 gennaio al Teatro Linguaggicreativi, apre il tour 2026 di Lost Movement, compagnia Under35 del coreografo Nicolò Abbattista e del dramaturg Christian Consalvo. Taboo esplora l’identità di genere come processo fisico, instabile e in continua ridefinizione; locker_room, performance che mette in scena un giovane atleta all’interno dello spogliatoio prima e dopo la competizione, tra le emozioni e le sensazioni legate alle aspettative e al risultato.

Il 29 gennaio, alla Fabbrica del Vapore, un altro doppio appuntamento: O di Abbattista/Consalvo è un incontro tra due persone qualsiasi alla ricerca della propria identità nel mondo del calcio; From C. to You di dà invece corpo e voce a pensieri, ombre e suggestioni inconfessabili di un uomo qualsiasi.

Locker room, Lost Movement

Il mostro sono i regimi totalitari e oppressivi

Lui cerca di non diventare un mostro perché crede che anche una sola candela possa illuminare l’oscurità. Lui è Ashkan Khatibi, classe ’79, drammaturgo, attore, cantante, musicista e produttore iraniano. Dopo l’uccisione di Mahsa Amini, si è distinto come una delle voci più vicine alle istanze popolari ostili alla Repubblica Islamica.

Dopo essere stato arrestato e violentemente interrogato dall’intelligence iraniana, ha lasciato il suo Paese, la famiglia e i suoi allievi. È arrivato in Italia e qui ha continuato la sua vita artistica. Lui (al Teatro Astra di Torino, dal 22 al 23 gennaio) è una lettera aperta al mondo libero, un racconto di scrittori e artisti che vivono all’ombra della dittatura.

Ashkan Khatibi

Pippo Delbono e la ricerca sull’amore

Il progetto nasce dall’incontro e dall’amicizia fra Pippo Delbono e il produttore teatrale italiano da anni attivo in Portogallo Renzo Barsotti e dal loro desiderio di realizzare insieme uno spettacolo sul Portogallo. Da qui inizia la ricerca sull’amore come sentimento, stato dell’anima. Un vero e proprio ingranaggio nell’organismo umano, che seleziona, sposta, frantuma e ricompone tutto ciò che vediamo, che sentiamo, tutto ciò che desideriamo. Amore (al Teatro Vascello di Roma, dal 20 al 25 gennaio) è un viaggio musicale e lirico attraverso una geografia esterna – oltre al Portogallo, l’Angola, Capo Verde – e una interna, quella delle corde dell’anima che vibrano al minimo colpo della vita.

AMORE di Pippo Delbono

Il primo amore di Marco D’Agostin

Per la programmazione del Circuito Danza del Trentino-Alto Adige curato dal Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento, in scena Marco D’Agostin, con il suo First Love (il 22 gennaio al Teatro Comunale di Predazzo, e il 24 all’Auditorium Melotti di Rovereto).

First Love è la storia di un ragazzino degli anni ’90 al quale non piaceva il calcio ma lo sci di fondo e la danza. Siccome non conosceva alcun movimento di danza, si divertiva a replicare quelli dello sci nel salotto, in camera, inghiottito dal verde perenne della provincia veneta. Quel ragazzo ora cresciuto, non più sciatore ma danzatore, ha incontrato il suo mito di bambino, la campionessa olimpica di sci di fondo Stefania Belmondo, ed è tornato sui passi della montagna.

Tra disperata esultanza e smembramento della nostalgia, tra immagini storiche, racconto parlato e movimento Marco D’Agostin in questo ammaliante assolo grida al mondo la storia di quel “primo amore”.

First Love, Ph Alice Brazzit

La fame di vita di Knut Hamsun

Una nuova, intensa sfida teatrale per la Compagnia della Fortezza: il capolavoro di Knut Hamsun Fame, ispirazione per il nuovo spettacolo di Armando Punzo, approda a Bologna, a Teatri di Vita il 24 e 25 gennaio. Del romanzo dello scrittore norvegese premio Nobel, il regista raccoglie la grandezza del desiderio e della fame di vita, una fame enorme, smisurata. Il protagonista, incarnato da Paul Cocian, attore della Fortezza e stretto collaboratore di Punzo, incarna una figura d’artista che rifiuta i compromessi della vita, scegliendo un percorso di disperata autoesclusione consapevole dai dettami del mondo.

Fame – Compagnia della Fortezza

Il Combattimento di Tancredi e Clorinda tra danza e pittura

La Fondazione Museo Antonio Ligabue presenta Il mito prende vita, un progetto culturale che trasforma il Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri – annoverato tra i Borghi più belli d’Italia – in un palcoscenico d’eccezione tra arte figurativa e performance dal vivo. Il 25 gennaio, in due repliche esclusive, in scena Il Combattimento di Tancredi e Clorinda, celebre episodio tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, interpretato dal Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto.

L’iniziativa nasce dal desiderio di dare nuova vita agli affreschi cinquecenteschi che raffigurano proprio il drammatico duello tra i due protagonisti. Pittura e danza si incontrano creando un cortocircuito emozionale tra passato e presente: un’esperienza sensoriale attraverso linguaggi antichi e contemporanei, con i corpi dei danzatori che incarnano le figure e quelle stesse storie immortalate nei secoli.

Il Combattimento di Tancredi e Clorinda

Ivan e i cani, una fiaba vera

Ivan e i cani di Hattie Naylor, il nuovo lavoro di Federica Rosellini (a Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 20 al 25 gennaio), è una fiaba nera di solitudine e violenza, ma anche un grande e inatteso amore. Ivan racconta una storia che gli è successa quando aveva quattro anni. La racconta come fosse ora, come una fiaba dei fratelli Grimm. È una storia vera, invece, accaduta a un bambino nella Russia degli anni Novanta, la Russia poverissima di Boris Eltsin.

La madre di Ivan ha un uomo che la picchia quando si riempie di vodka fino agli occhi. Ivan è un incomodo e un giorno se ne va. Comincia la sua odissea. L’attrice, musicista e performer, sola sul palco con la sua strumentazione elettronica, mescola la voce della propria madre registrata in russo con melodie, nenie e pulsazioni ritmiche, tracciando con le dita la partitura sonora nella quale si perde con le parole e con il corpo.

Federica Rossellini in Ivan e i cani, Ph. Giovanni William Palmisano

Con Alberto Cortés una riflessione sulla ricerca dell’amore

Con una scrittura libera e potente, questo lavoro del drammaturgo, regista e performer originario di Malaga, Alberto Cortés, una delle voci più promettenti della scena contemporanea, mette in scena una riflessione sulla ricerca dell’amore, sui desideri inconfessabili, sui traumi irrisolti e sulle relazioni spezzate. Il titolo One night at the Golden Bar (al Teatro delle Passioni di Modena, dal 22 al 24 gennaio) è un riferimento alla canzone La forza del destino del gruppo pop spagnolo degli anni Ottanta Mecano. L’estetica richiama le atmosfere pop degli anni ’80 e si confronta con emozioni crude e autentiche; sul pavimento si riversa oro liquido, simbolo del sangue, del dolore e della forza.

Alberto Cortés, Ph Alejandra Amere

Il birraio di Preston

La Sicilia dell’Ottocento di Andrea Camilleri fa da sfondo a questo racconto, Il birraio di Preston, in cui l’inaugurazione del nuovo teatro di Vigata (con una discutibile opera lirica) causerà il conflitto tra il prefetto e gli abitanti, culminando nell’incendio del teatro stesso. Tra tensioni, boicottaggi e ironia, lo spettacolo offre una riflessione sulla Sicilia e la sua storia. Lo spettacolo (al Teatro Sociale di Brescia dal 21 al 25 gennaio) è tratto dal romanzo dello scrittore siciliano, nella riduzione teatrale di Andrea Camilleri, Giuseppe Dipasquale che cura anche la regia. Interpreti principali Edoardo Siravo, Federica De Benedittis, Mimmo Mignemi.

Il birraio di Preston, ph. Tommaso Le Pera

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