Prima della Scala Milano, La forza del Destino, ph. Brescia e Amisano
A Milano Sant’Ambrogio è sinonimo di Prima della Scala, quest’anno affidata a La forza del destino di Giuseppe Verdi. Ambientata tra Spagna e Italia, l’opera racconta l’amore tormentato tra Leonora e Don Alvaro, divisi da un incidente fatale in cui Alvaro uccide accidentalmente il padre di Leonora. Il destino conduce i personaggi a una tragica conclusione che esplora temi come la colpa, la vendetta e l’ineluttabilità del fato. Per l’occasione, il maestro Riccardo Chailly ha guidato orchestra e coro della Scala in una versione sontuosa e appassionata, restituendo al pubblico la magnificenza della musica verdiana dopo 25 anni di assenza dell’opera dal teatro milanese. Dodici i minuti di applausi finali che, pur celebrando l’eccellenza musicale, si sono fermati un soffio al di sotto dei tredici minuti ottenuti l’anno scorso dal Don Carlo.
L’allestimento, pur sobrio, ha lasciato spazio all’espressione musicale e interpretativa, con la soprano Anna Netrebko nei panni di Donna Leonora, difendendo il proprio ruolo contro le polemiche legate alla sua nazionalità russa. «Non ci sono stati buuu dopo le mie arie», ha dichiarato la soprano rispondendo alle critiche ricevute alla fine dello spettacolo. Per il sovrintendente Dominique Meyer, le contestazioni sarebbero infatti legate a pregiudizi politici più che artistici. L’allestimento, curato da Leo Muscato con le scenografie di Federica Parolini e i costumi di Silvia Aymonino, ha offerto una visione classica ed elegante, lasciando però che la regia discreta cedesse il protagonismo all’intensità della musica e del cast.
La serata è stata definita dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, come «la migliore Prima» da quando ha assunto la carica nove anni fa. «Un’opera straordinaria, un cast stellare e scene di grande bellezza. Il messaggio di La forza del destino è attualissimo: l’amore resiste, nonostante le difficoltà e i conflitti», ha dichiarato Sala. Tuttavia, l’atmosfera di festa è stata anche accompagnata da proteste accese fuori dal teatro.
Come accade ogni anno, la Prima della Scala è stata il palcoscenico non solo dell’arte ma anche delle contestazioni. Quindi, mentre a teatro si attendeva l’arrivo delle massime cariche dello stato, tra cui Ignazio La Russa, Alessandro Giuli o ancora Liliana Segre, per il secondo anno consecutivo nel palco d’onore al posto del presidente Mattarella – ieri a Parigi per la riapertura di Notre-Dame insieme a Meloni -, circa 4.000 persone hanno preso parte a un corteo contro la guerra e il Ddl Sicurezza, portando in piazza temi caldi come il caro affitti e il conflitto a Gaza. La protesta, iniziata nel pomeriggio con fumogeni e cartelli, è sfociata in azioni simboliche: attivisti hanno rovesciato sacchi di letame sul tappeto rosso davanti al teatro, collocando sopra cartonati con i volti di alcune figure politiche. Al megafono, gli organizzatori hanno criticato la disuguaglianza economica rappresentata dalla Scala, dove «un biglietto costa più di un affitto». «La storia della Scala è intrecciata con quella delle proteste – ha commentato il sindaco Sala – e in un momento storico come questo, era inevitabile che accadessero».
Nonostante il successo artistico, l’ombra della “maledizione” di La forza del destino ha fatto capolino anche in questa Prima. Durante l’ouverture, la rottura di una corda di violino ha richiamato alla mente le superstizioni legate a quest’opera, considerata “sfortunata” per via di incidenti e disgrazie che ne hanno segnato la storia. Mentre in sala il problema è passato inosservato, i telespettatori hanno notato il rapido cambio di strumento, sottolineando la precisione dell’orchestra scaligera. Questa fama inquietante risale alle origini dell’opera: già al debutto, nel 1862 a San Pietroburgo, La forza del destino aveva sollevato polemiche per il verso «Fallì l’impresa», successivamente modificato per evitare richiami alla sfortuna. Eppure, la “maledizione” non ha mai smorzato l’entusiasmo del pubblico. La forza del destino rimarrà in cartellone alla Scala fino al 2 gennaio 2025, proseguendo una stagione lirica che si annuncia di altissimo livello. Tra ovazioni, polemiche e leggende, l’opera ha dimostrato ancora una volta la sua forza, capace di unire e dividere, ma mai di lasciare indifferenti.
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