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Fino al 10.I.2014 | Bill Viola, The Encounter | GAM, Torino

di - 13 Dicembre 2013
Due figure si scorgono, in lontananza. Avanzano verso l’obiettivo della cinepresa che, fisso, le attende senza fretta. Le distanze sono incalcolabili, quasi infinte, ma l’incontro di queste due ombre è inevitabile. Il tempo perde ogni significato, dilatandosi o forse addirittura fermandosi. La camminata cadenzata culla lo spettatore in una specie di trance, sullo sfondo indefinito del Deserto del Mojave, in California.
«Non si sa dove inizi la realtà, dove invece inizi l’illusione», sussurra nel microfono Bill Viola durante la proiezione di Walking on the Edge, opera muta che con The Encounter (2012) fa parte della serie Mirage. Metafore della vita umana, queste opere di Viola, lunghe una ventina di minuti, ci trasportano in un universo onirico, dove emerge la piccolezza dell’uomo dinanzi alla sconfinata maestosità della natura.
Nella prima opera, presentata mercoledì sera, 11 dicembre, nella gremita sala conferenze della GAM, i protagonisti sono due uomini: uno anziano, l’altro giovane. Padre e figlio compiono un’infinita passeggiata rituale, iniziata alle due estremità dell’inquadratura che pian piano si avvicina.
In The Encounter, lavoro simile esposto al secondo piano del museo fino al 10 gennaio, ci sono invece due donne. «Nel momento in cui si incrociano durante un breve incontro, i legami esistenziali si rafforzano e il mistero della conoscenza viene trasmesso silenziosamente dalla più anziana alla più giovane» (Bill Viola).

Il tema del tempo, della lentezza e della ripetizione è presente in tutte le cinque opere presentate dal videoartista e dalla sua compagna e musa Kira Perov. Questi video hanno debuttato il giugno scorso a Londra nella Galleria Blain|Southern e vengono proiettati per la prima volta in Italia alla GAM, principale centro europeo di videoarte, con più di mille titoli in archivio, tra cui alcune opere prime dello stesso Viola.
Torino è stata la prima tappa dei Casual Talks italiani: andati in scena ieri sera a Mantova e che sabato 14 dicembre, alle 17.00, saranno nel Cenacolo di Santa Croce di Firenze.
Inner Passage, anch’esso ambientato nel Deserto Californiano, rappresenta un “viaggio interiore”, dentro la psiche umana. Quest’omaggio al land artist inglese Richard Long, evidenzia il contrasto tra la misteriosa bellezza, semplicità e calma della natura opposta alla complessità della mente umana, rappresentata tramite una rapida successione di fotogrammi, che a ritmo crescente trascinano lo spettatore in una spirale di reminiscenze psicotiche, creando un’atmosfera simile a quella degli opening credit di serie tv angosciose come American Horror Story o True Blood. Questi flash visionari, così come sono arrivati, spariscono, e l’attore si allontana, lasciandoci sconcertati.
La riflessione di Viola sul ciclo della vita continua in Three Women, in particolare in Man Searching for Immortality, Woman Searching for Eternity dove sono messi in mostra i corpi nudi di due anziani che con una torcia scrutano il proprio corpo nella spasmodica ricerca di una malattia. Come i due attori che si specchiano nell’occhio freddo della telecamera, siamo tutti destinati a sparire, prima o poi, inghiottiti dal buio in una lenta dissolvenza. «Dobbiamo ricordare che facciamo tutti parte di un tempo preciso», dice Viola con un enigmatico sorriso da Buddha. L’artista si improvvisa filosofo e suggerisce la sua ricetta per vivere al meglio la propria vita: «Bisogna lasciare qualcosa dopo di noi, creare un percorso per chi verrà dopo, è il ciclo della vita che va avanti all’infinito» e questo lo si può fare solo «trovando qualcosa in cui uno sia bravo davvero, e fare quello». Ma per fortuna Viola sdrammatizza, raccontando alcune esperienze personali, ad esempio come si sia avvicinato alla tecnica del video poiché era «un pessimo pittore», addirittura il «peggiore della sua classe».
The Chapel of Frustrated Actions and Futile Gestures (2013) è l’opera forse più interessante dell’intera serata. Viola abbandona la tecnica dello slow motion per rappresentare l’insensatezza di comuni gesti quotidiani combinando nove filmati in uno schermo. Ciascuna scena è dotata di audio e ripetuta all’infinito, in cicli continui per evidenziare l’inutile assurdità che caratterizza i ritmi dettati dalla «tirannia della settimana lavorativa».
L’autore stesso la definisce «la più strana opera che abbia mai realizzato». È un video senza grandi aspirazioni dal punto di vista tecnico, ma che ci tocca nel profondo, lasciando una sensazione di rassegnata tristezza. Ogni donna può rivedersi nell’attrice che lentamente, e senza alcun motivo apparente, sposta uno ad uno gli oggetti da una parte all’altra della stanza, per poi ricominciare poco dopo a cambiarne nuovamente il posto.
Caterina Crivellaro

Dall’11 dicembre al 10 gennaio 2014
GAM- Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Collezioni permanenti 2° piano
Via Magenta 31 – Torino
Orari: dal martedì alla domenica 10:00 – 19:30; giovedì 10:00 – 22:30
Lunedì chiuso

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