La mostra di Palazzo Bricherasio, Israele. Arte Contemporanea, è frutto di un’attenta e minuziosa indagine sulle tendenze recenti dell’arte israeliana. Il curatore, Arturo Schwarz, che afferma di essersi fatto guidare nelle scelte soprattutto dalle “affinità elettive”, sostiene che l’artista israeliano è motivato da una sete di conoscenza, unita ad un intento sociale, etico e umanitario piuttosto che economico. Spinto da un forte individualismo, conta esclusivamente sulle proprie capacità e possiede un vivo senso critico e una sensibilità acuta. Se è vero che l’arte israeliana contemporanea ha un carattere internazionale, è altresì facilmente riconoscibile per la contestualizzazione, per il senso di appartenenza, per la condivisione di un patrimonio storico e culturale originario. Gioca un ruolo fondamentale il legame profondo tra la memoria soggettiva e quella storica, come appare evidente anche da alcuni titoli di opere.
È ancora Schwarz a sostenere che l’atto creativo dell’artista israeliano è sempre accompagnato da una gioia profonda, che stimola l’immaginario e genera un mondo ricco e variegato.
Queste osservazioni introducono opportunamente alla mostra, nella quale sono presenti venti artisti, suddivisi in cinque sezioni. Nella prima, Pittura dal vero, trovano collocazione opere che si ispirano alla realtà, seguendo i canoni della pittura tradizionale; valgano quale esempio per tutti, i paesaggi di Gal Weinstein.
Il percorso Tra figurazione e astrazione presenta opere che si pongono nella prospettiva iconica, come avviene per l’autoritratto di grande formato e cromatismi intensi di Ofer Lellouche o in quella aniconica, come si vede nei segni e nelle tracce di Michael Gross.
Dall’arte visiva all’arte minimalista, concettuale e ambientale mostra le progressive aperture dei linguaggi rivolti prevalentemente all’ideazione e alla progettazione, in una dimensione spesso metaforica. Così la bandiera bianca appoggiata su una collinetta (Untitled) o la stella un po’ slabbrata (Death and the Maiden), opere pittoriche di Moshe Gershuni, alludono con inquietudine al contrasto insanabile tra guerra e pace. L’ultima sezione, Tra pittura e scultura, individua le tendenze più recenti, caratterizzate dalla commistione dei linguaggi espressivi. Su tutte le presenze si leva la Pietà di Menashe Kadishman (The Murder of Yitzhak Rabin), dove l’allusione all’opera michelangiolesca è traslata sul piano di un lutto storico, la cui ferita non si è ancora rimarginata.
Il video di Sigalit Landau, Barbed Hula, ci riporta ad una dimensione di serenità, evidenziata dal movimento ritmato del corpo che sinuosamente si avvicina all’occhio dello spettatore coinvolgendolo nella danza, in modo quasi liberatorio.
tiziana conti
mostra visitata il 23 giugno 2007
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