Stilettate di luce, corde tese nel vuoto che squarciano la tenebra per disegnarne trame luminose. Dove lasciarsi coinvolgere da una percezione a tre o a due dimensioni. L’importante è non restare fermi, ma entrare fisicamente –almeno con lo sguardo- nell’accecante costruzione ordita da Carlo Bernardini (Viterbo, 1966) dentro il nudo spazio del centro d’arte contemporanea Velan. E arrendersi a qualcosa che possiede, della prospettiva rinascimentale, la pura razionalità della linea, mentre della scultura minimalista americana -alla Dan Flavin– una certa consistenza. Dovuta principalmente all’uso combinato di acciaio inox e fibre ottiche, quel nugolo di fili in vetro dispensatori di luminescenza. Fascio di nervi piegati dalla volontà di Bernardini che, in questa installazione site specific, tenta di arginarne il flusso dirompente, ingabbiandolo in quelle fredde strutture metalliche. Agenti come Catalizzatori di luce che, per sottolinearne l’esistenza, rinunciano a se stesse rimanendo nell’ombra. Senza la quale non si comprenderebbe, d’altronde, la ricerca di questo particolare scultore-teorico della Divisione dell’unità visiva, elaborata nel 1997 nel saggio edito a Roma da Stampa Alternativa. Individuando uno sdoppiamento “tra l’immagine del pensiero e quella della realtà”, Bernardini arriva a demolire “il concetto di unitarietà dell’opera”.
E a ottenerne nello stesso tempo la bidimensionalità e la tridimensionalità a partire proprio dall’ombra che “può disegnarsi sulle superfici di uno spazio fisico, oppure può riempirne per mezzo dell’oscurità l’intero volume, ma non può attraversarlo. Resta allora soltanto la luce”. Incorporea e mentale quanto basta a suscitare illusorie sensazioni spaziali, prive però di “aspetti metaforici e allusivi”, dove tutto ruota invece intorno al “valore puramente visivo” dell’immagine. Da diversi anni Bernardini utilizza questi materiali per realizzare grandi installazioni ambientali esterne e sculture pubbliche permanenti in diverse città italiane. Ma, qui aggiugendo l’uso del plexiglass –per quanto riguarda alcune sculture di piccole dimensioni- sembra sconfinare verso il design. Che poi sempre di arte contemporanea si tratta -il torinese e nascente MIAAO (Museo delle Arti Applicate Oggi) docet.
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www.carlobernardini.it
claudia giraud
mostra visitata il 22 dicembre 2005
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