La ricerca artistica come possibilità di “metaforizzare” la vita, assumendo quale punto di partenza un oggetto, una realtà concreta che si può manipolare, modificare, trasformare. È questa la convinzione di Roberto Ago (nato a Roma nel 1972) i cui lavori hanno origine da un’elaborazione concettuale, volta a mettere a fuoco diversi codici semantici. Primo tra tutti la connotazione dell’oggetto, che ne evidenzia l’attitudine simbolica: il registro linguistico passa attraverso il rinvio, lo slittamento, lo iato. Il titolo della mostra, Phenomena, allude alla dimensione fenomenologica dell’oggetto, in un territorio di confine tra situazioni e culture differenti. In questo caso l’indagine è incentrata sul tema della sacralità e sulle sue molteplici implicazioni. Sacro e profano costituiscono i poli di una dicotomia che mostra la provvisorietà della condizione religiosa e, in senso lato, della cultura contemporanea.
La mostra si apre proponendo una riflessione sulle difficoltà che si possono incontrare in situazioni all’apparenza normali. Una stampella appoggiata in alto sulla porta di ingresso della galleria ne impedisce l’apertura completa, rendendo poco agevole al visitatore il passaggio. Al centro della sala centrale è collocato Volterra, un vaso etrusco in ceramica a figure nere, sul quale Ago ha opera
Nel video Love boat un gruppo di profughi orientali osserva da distante il passaggio di navi sulla cui tolda sono disposti oggetti realizzati dall’artista Haim Steinbach, uno dei padri dell’arte concettuale. Il sottofondo musicale è un requiem composto da Franco Battiato, il cui avvio simula il rumore dell’onda: l’impossibilità di distinguere tra vero e artificioso costituisce una situazione dilemmatica, sottolineano come il paradosso sia l’unica chiave di lettura della realtà.
tiziana conti
mostra visitata il 19 maggio 2006
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ma che noia!!! possibile che tutte queste parole per ritornare su una metodologia di lavoro vecchia, il concettuale è passato e ha modificato il modo di vedere e fare arte,questo è puro accademismo. Perchè non la smettiamo di farci abbagliare da due concetti e una realizazzione dir poco semplicistica. Beh ma noi siamo in Italia, dove tante parole fanno piu dei fatti. Bene cosi
Caro Alberto, non posso che condivedire il tuo commento e aggiungere che probabilmete, come spesso sottolineo, anche il gallerista non deve essere una iena, dato anche la sua fasulla chiusura e poi come per miracolo.........come si fa a lavorare con una galleria del genere??