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fino al 25.VII.2008 | Minjung Kim | Torino, Ermanno Tedeschi

di - 4 Luglio 2008
Nero. Viola. Giallo. In parete campeggiano tre telai quadrati monocromatici rivestiti di carta di riso tinta in precedenza, gremita di piccole circonferenze apposte, il cui perimetro è definito e frastagliato dal fuoco. Accanto, rosse geometrie a ventaglio fatte di striscioline sapientemente incollate e, ancora -in una dimensione sospesa-, quattro bruchi foggiati con tondi combusti che sembrano galleggiare, in assenza di gravità, curvando o distendendosi un poco, come possibili scie di misteriosi passaggi.
Grazie agli studi di pittura e di calligrafia svolti nel suo Paese d’origine e, successivamente, all’incontro con l’arte europea avviato con l’iscrizione all’Accademia di Brera, l’opera di Minjung Kim (Gwangju, 1962; vive a Milano) è in perfetto equilibrio fra la tradizione orientale e quella occidentale; anzi, trova un riscontro del tutto personale, allontanandosi dalla figurazione e compiendo una ricerca sul potenziale comunicativo della macchia cromatica e del segno tracciato.
La scrittura orientale consente di trasferire su qualsiasi superficie il “potere attivo” (Giangiorgio Pasqualotto) degli oggetti, in assoluta sinergia con il pensiero alla base del taoismo classico, per il quale la realtà materiale e spirituale è un insieme infinito di processi evolutivi. La finalità prima dell’artista, infatti, è quella di canalizzare tale forza universale, testimoniando l’inarrestabile flusso della vita, il cristallizzarsi del presente e l’incedere danzante del futuro quale entità inesauribile.I lavori di Minjung Kim appaiono come fogli assorbenti che catturano gocce di presentimenti, intuizioni, armonie in crescendo. Il supporto vergine si trasforma in spartito sul quale dipingere note traducibili in alfabeti emozionali o indicazioni di sentieri percorribili.

Sebbene il risultato finale raggiunga spesso un certo minimalismo, la sua è una tecnica elaborata, raffinata, fortemente ispirata dalla musica. Il valore del gesto è imprescindibile: l’atto della tessitura del racconto, generato da un ascolto profondo, richiede estrema precisione e autocontrollo, nonché la giusta condizione emotiva, verificabile attraverso il celebre rito del the.
Proprio nel modo in cui Kimsooja cuce e assembla con ago e filo porzioni di tessuto, Minjung Kim intesse trame e orditi incollando carta leggera. Donando respiro a paesaggi silenti, rarefatti, nebbiosi d’acquerello nei toni della fuliggine scura, che sfuma nel grigio incorporeo (Mountain, 2008), o a composizioni sgargianti di fiori stratificati.

Proprio questi ultimi, fitti collage, introducono un concetto basilare: quello di pieno e vuoto, della compenetrazione degli opposti. La materia contorna la profondità disabitata, l’inconscio -inteso come luogo permeato dall’armonia del cosmo- nutre mediante la sua cavità fertile la quotidianità in evoluzione. I nuclei svuotati e luminosi sono protetti da vivaci citoplasmi dalle fattezze di corolle, con i petali appena dischiusi.

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mostra visitata il 18 giugno 2008


dal 14 maggio al 25 luglio 2008
Minjung Kim
Ermanno Tedeschi Gallery
Via Ignazio Giulio, 6 (Quadrilatero Romano) – 10122 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 11-13 e 16-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0114369917; fax +39 0114357632; info.to@etgallery.it; www.etgallery.it

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