E’ stato Sigmund Freud il primo a scoprire che alla base delle inspiegabili nevrosi e degli stati ossessivi di persone sane di mente vi era un conflitto irrisolto tra libertà individuale, influenzata dalle pulsioni dell’inconscio, e le rigide convenzioni sociali di una Vienna imperiale e ridente, ma assai rigida e repressiva. L’educazione, sosteneva lo psicoanalista, era la fonte di molte disfunzioni della personalità.
La teorizzazione degli effetti delle repressione sociale sull’individuo eseguita da Freud, ha un suo riflesso artistico nell’opera di Jürgen Klauke, artista tedesco formatosi a Colonia e attivo dal 1970 con un lavoro nel tempo gli ha declinato l’assunto fondamentale della Body Art, l’uso del proprio o dell’altrui corpo come materia artistica, nelle forme e nei tempi della fotografia in studio. Dopo aver sperimentato
In questi spazi senza tempo, dominati da viraggi e da fondali monocromi, si apre lo spazio della visione dei processi simbolici della mente dell’artista, il quale pare fotografare in maniera diretta l’ipotetica scena del pensiero. L’oggetto è ridotto ad una presenza minima ed ha funzioni strutturali o simboliche. Tavoli e sedie si combinano con i corpi in architetture di grande rigore formale capaci di esprimere in maniera plastica i temi cari alle riflessioni d’artista.
Già presentato a Torino da Valerio Tazzetti nel 1998, con il ciclo Ossessioni dell’essere, l’artista tedesco, che insieme a Urs Lüthi, Michel Journiac, Zoe Leonard e Annette Messager ha tematizzato i cambiamenti seguiti alla rivoluzione sessuale anni Sessanta, giunge al successo internazionale all’inizio degli anni ’80 con il ciclo Formalizzazione della noia, cui seguono le famose serie Densità dell’esperienza e Le nevrosi della Domenica. Opere che Freud avrebbe certamente apprezzato.
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