Del gruppo nato nel 1992 col nome Brigataes, che si esprimeva attraverso il linguaggio della performance e dell’intervento urbano, è rimasto un unico artista, Aldo Elefante (Napoli, 1963). Elefante utilizza l’ibridazione dei linguaggi del video e della fotografia, con un interesse peculiare focalizzato sulle relazioni molteplici tra la velocità delle videosequenze e la statica delle immagini fotografiche. Il lavoro è profondamente influenzato dal tema della memoria, dal rapporto fluido tra passato e presente, dall’esperienza che si accresce nel tempo, dall’idea di mondo come di “un poligono da tiro, nel quale l’artista è un bersaglio”. Il complesso rapporto tra la vita come realtà e simulazione si intreccia con la tematica dell’artista-attore che interagisce con situazioni in continua evoluzione.
Il lavoro presentato in mostra, dal titolo Wanderes, ha una matrice letteraria e propone una riflessione su argomenti quali il nomadismo e lo straniamento che segnano l’esistenza contemporanea. Tutto ciò a partire idealmente dalla
Tutto questo si evidenzia nel progetto di mostra, in cui l’artista stesso è protagonista dei lavori: quattro video (proiettati in contemporanea e dunque collocati in una dimensione temporale sincronica) e quattro serie di frame. Elefante instaura un rapporto osmotico con il contesto: si muove su un ponte, in un viale alberato, su una strada sterrata, su una spiaggia. Sono tutti luoghi naturali, assolutamente deserti, che provocano un senso di malinconia e di solitudine. Nel video l’artista si muove con lentezza ed è sempre ripreso di spalle, così da non poter essere identificato in modo preciso: alla fine è ridotto a un punto che sparisce e si confonde con il contesto. Nelle immagini fotografiche, disposte sulla parete in quattro sequenze, la sua figura si ingrandisce procedendo dall’alto verso il basso, ma l’identità personale resta insvelabile.
tiziana conti
mostra visitata il 6 giugno 2007
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