Merlin James ha scelto di vivere a Glasgow e non nella Londra hype dove ha studiato per diversi anni. E qui, nell’atmosfera più tranquilla ma per nulla provinciale della città scozzese, si dedica alla pittura. Non ha un tratto distintivo come molti suoi colleghi; i suoi quadri alternano astrazione e figurazione con la disinvoltura dell’artista che segue unicamente il suo impulso creativo senza porsi interrogativi e limitazioni.
Da Vitamin sono esposti gli ultimi lavori realizzati dall’artista, piccole tele che alternano architetture astratte e figurazioni oniriche arricchite da impasti materici.
Gli ambienti fissati, che creano un improvviso break temporale e spaziale dall’invincibile fascino, sono difficilmente identificabili, come una sorta di finzione, o come se evocassero qualcosa che si pone tra l’immaginato e il vagamente ricordato. Una nostalgica rappresentazione di una dimensione passata e forse agognata.
E se da una parte i suoi quadri sembrano richiamare suggestioni tattili gradite ad una certa pittura materica degli anni ’50, il gusto che sta alla base non è quello di un uso di materiali effimeri volto a sottolinearne la natura precaria e rozza, ma una scelta d’arricchimento sensoriale fine a se stessa, che meglio può rendere il suo universo immaginifico.
Le sue piccole tele non vogliono essere specchio o denuncia della società contemporanea, per cui esistono mezzi d’espressione più espliciti, ma ricerca interiore trasposta nella pratica artistica.
Quando parla della resurrezione internazionale del mezzo artistico da lui scelto, James non nasconde di aver visto “moltissima terribile pittura”, che non rende onore alla tradizione passata, e a tal proposito pensa che nel valutarla sia necessario non perdere di vista la storia dell’arte e la continuità di questa pratica artistica.
A tal proposito, parallelamente alla sua attività, ha scritto molto sull’arte, polemizzando sulla presunta “pittura impegnata”. Se d’impegno si vuole parlare nella pittura di Merlin James bisogna fare riferimento a quello usato per la struttura compositiva del suo lavoro. Che gioca con tagli successivi ed aggiunte nel tempo.
monica trigona
mostra visitata il 2 dicembre 2004
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