Una componente architettonica all’interno di un lavoro la cui struttura rinvia al linguaggio dell’astrazione. In questo modo si può connotare la ricerca di Laura Castagno, che in questa mostra antologica propone una scelta di lavori su carta e alcune ceramiche, per lo più piatti. L’artista vanta infatti un’attività poliedrica che spazia dal disegno all’acquarello, dalla tempera al design. Il comun denominatore è l’importanza attribuita al colore che, come sostiene la stessa Castagno, ha per l’opera un valore strutturante. I cromatismi vibranti, le tinte decise -rosso, giallo, blu- non hanno solo un forte impatto percettivo, ma paiono dar corpo ad un linguaggio che trae linfa vitale dal sottile piacere di appropriarsi mille volte del colore. Per poi restituirlo con una forza sempre rinnovata e con maggiore equilibrio.
La materia prediletta è la carta. Carta velina, piegata, stropicciata, carta da pacco, carta leggera o, invece, più resistente, appesa e fissata alle pareti con mollette fermapanni. I lavori di piccolo o grande formato sembrano invadere lo spazio con le loro forme geometriche, rigorose, mai rigide, né statiche, sempre capaci di suggerire l’idea di forza centrifuga, di sprigionare una dynamis che si propone di dialogare con la realtà. Le forme più ricorrenti sono il cerchio e il quadrato, strutture perfette: esse sembrano lievitare nell’opera, presenze concrete e immaginifiche al contempo, che suggeriscono l’idea di crescita, di divenire.
Una linea di continuità collega le Carte degli anni ’60 ai lavori recenti. Le pieghe della materia evocano le sfumature dell’interiorità, messe in luce poco alla volta, le veline sottolineano il contrasto tra levitas e pondus. Il lavoro, essenziale e rigoroso, non rinuncia alla dimensione poetica, è attento ai valori della composizione e al contempo lascia gioco alla libertà proiettarsi oltre i limiti definiti: lo spazio bianco della carta decanta l’essenza, che diventa manifestazione di assoluto. Le forme paiono essere “graticci di linguaggio” che colgono stati profondi dello spirito, passaggi e transizioni. L’assenza di un supporto che fissi le Carte in modo rigido alla parete provoca una tensione liberatoria verso l’infinito. In questo modo l’opera esprime un’identità intrinseca che trascende il limite della semplice rappresentazione.
tiziana conti
mostra visitata il 7 marzo 2007
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