Un dialogo tra forme, come è stato definito.
Da una parte la classicità (arcaica, ellenica, latina, rinascimentale); dall’altra una modernità che ripropone i temi cari all’arte occidentale e mediterranea filtrandoli nel setaccio della modernità plurisecolare.
Tra veli e volti divisi a metà, Mitoraj esalta la purezza delle forme, la levigatezza della materia, il senso di infinito che soccorre gli animi inquieti nell’aggettazione pacata delle linee.
Igor Mitoraj è nato ad Oederan da genitori polacchi ne 1944. Espone per la prima volta nel 1967 a Cracovia dove aveva frequentato la Scuola d’Arte e vari corsi di perfezionamento.
Il suo processo di maturazione si compie a Parigi, durante il l’irripetibile stagione del Maggio sessantotto.
Negli anni settanta, Mitoraj compie lunghi viaggi in Messico ed in Amerrica Centrale. Nel 1981 il passaggio a Pietrasanta (dove tuttora vive) e la tappa fondamentale della sua carriera: la scoperta del marmo. Un nuovo medium espressivo che subito affascina e coinvolge Mitoraj il qual da quel momento si abbandona alla conoscenza ed alla assimilazione delle suggestioni classiche compiendo numerosi viaggi in Grecia.
Si tratta della più ampia e suggestiva esposizione dell’arte di Mitoraj fatta finora. Un’esposizione che nasce sotto il segno dei Medici ed alla cui sistemazione lo scultore polacco ha lavorato tantissimo: studiando gli accostamenti, le posizioni, i momenti di quel dialogo senza tempo cui chiamava le sue creazioni a confronto- scambio con i capolavori della classicità.
90 opere (7 inedite), 45 al Museo Archeologico, 45 a Boboli. Alla Galleria d’arte moderna di Palazzo pitti anche una quarantina di disegni.
Tra le opere da segnalare la serie dei «Centauri», il «Torso d’inverno», «Tindaro con piede»,« Donne I», «Eros», «Iniziazione». A Pitti, sul piazzale antistante «Tsuri-No-Hikari», nel Giardino di Boboli «Icaro» (statua alta sette metri) «Tindaro screpolato».
Domenico Guarino
[exibart]
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