Disegnatore finissimo, decoratore prezioso, nelle opere di Giovanni da Milano tutta la dinamicissima dialettica del periodo, tra la lezione giottesca, le resistenze bizantino-cimabuesche e le suggestioni gotico-continentali.
Il Polittico esposto fino al 26 settembre al Palazzo Pretorio di Prato è un esempio quantomai splendido (anche per la ricchezza della doratura) del modo di comporre tradizionale, filtrato attraveso una plasticità nuova che già è reduce dalla vera rivoluzione impressa da Giotto.
Un polittico composto da una cuspide domninate con la figura della Madonna in Maestà con veste Blu e bordo d’oro; ai lati (due per parte) altre 4 cuspidi di minori dimensioni con figure di Santi.
Ai piedi, nella doppia predella, scene dalla vita di Cristo intrevallate da storie della passione di Santa Caterina d’Alessandria, San Bartolomeo e San Barnaba.
E’ soprattutto in queste che la lezione del maestro caro ai francescani si legge in tutta la sua portata innovativa.
Ma quanta grazia nel delicato aggettarsi della Madonna verso il piccolo Cristo delicatamente e maternamente poggiarto sulle sue gambe!
Una stilizzazione delle forme che già risente di un certo goticismo e che lima le permanenze classiche, guardando verso i Lorenzetti e certa parte della pittura Senese di quell’epoca.
Il restauro, eseguito da Daniele Piacenti e da Manuela Bonaccini, ha riguardato ovviamente tanto il supporto ligneo quanto la decorazione pittorica.
Il Polittico è custodito dal 1857 nel Museo Civico di Prato e resta la prima opera documentata del periodo Fiorentino di Giovanni da Milano. Fu realizzata tra il 1355 ed il 1360 per il Pellegrinaio dell’Ospedale, per committenza del Rettore dell’Ospedale, Francesco di Tieri, religioso dell’ordine penitenziale.
Oggi Francesco sarebbe contento di poter vedere l’opera a lui tanto cara finalmente restituita al suo splendore naturale.
[exibart]
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