La chiesa di San Matteo di Lucca si riconferma come luogo centrale nel dispiegarsi del dibattito artistico attuale. Dopo lo scorso appuntamento con Gianni Motti è la volta di A-1 53167, alias Anìbal Lòpez (1964).
La sigla corrisponde al numero di registrazione della carta d’identità dell’artista guatemalteco. Tutto il suo lavoro ha come punto di partenza la condizione attuale del Guatemala, ancora in bilico tra la tragedia della dittatura passata e un futuro prospero che stenta a manifestarsi. È così che entrando nella chiesa di San Matteo, nell’oscurità generale, si trova un falegname che lavora sotto la fioca luce di una lampadina. Cosa sta costruendo? Man mano che le assi iniziano a prendere il loro posto si profila la
E le domande continuano negli spazi dell’associazione Prometeo: scritte nere su fondo bianco, discendenti dirette delle date dipinte dall’artista concettuale On Kawara, informano che: Se regala, Se presta, Se alquila, Se vende. Ebbene sì, la scritta dipinta stabilisce cosa si può fare di quella tela. L’artista è solito rovesciare queste tautologie di matrice concettuale in una contingenza che quasi le irride. È ciò che ha fatto con La distancia entre dos puntos (2002), facendo viaggiare due auto, entrambe marchiate con un punto nero, nel caos dei viale di Ciudad Guatemala; così come con 30 de Junio (2000) tracciando durante la notte una linea nera di carbone sulla strada prima della parata dell’esercito.
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giacomo bazzani
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