È giunta alla sua quinta edizione la biennale della fotografia al femminile curata da Vittoria Ciolini e Margherita Verdi. La mostra in corso nelle bellissime Scuderie Medicee di Poggio a Caiano, per la seconda volta nella storia del premio, mette in risalto una ricerca, sempre di qualità e personale per ognuna delle artiste, che trova un territorio comune nella dimensione intima, nell’attenta partecipazione ala vita dei dettagli, dei frammenti. Una dimensione che non nega la propria fragilità, ma afferma, svelandosi, un’estetica “delle piccole cose”.
Un po’ di dati per rendere l’idea del successo della manifestazione: 417 sono i portfolio inviati, i paesi di provenienza sono 29; poco più di metà delle artiste sono residenti in Italia, le altre provengono da nazioni europee e del bacino mediterraneo. In questo senso il premio ha ampliato i propri orizzonti attivando un dialogo con paesi come Siria, Egitto, Libia, Libano, Israele in un momento storico particolarmente critico, rendendo davvero corale ed europea (in prospettiva allargata) la partecipazione di voci femminili. Una prima selezione ha isolato i portfolio di trenta artiste, per la mostra (coronamento di tutto il progetto) sono state scelte otto fotografe tra cui la vincitrice, Sophie Ansar.
L’artista inglese, classe ’70, si è aggiudicata il premio con un lavoro in bianco e nero ispirato al mondo delle fiabe. Bizzarri personaggi, balzati fuori dal Mago di Oz o dal meraviglioso paese di Alice, posano sullo sfondo di paesaggi flou mentre cercano di spiccare il volo con improbabili protesi o fissando semplicemente l’obiettivo, interrogativi e un po’ stupiti come animali sorpresi da un etologo.
Particolarmente belli ci sono sembrati i lavori di Marie Taillefer e José Van Der Heide, tutte e due giovanissime (’78).
La prima sfuma i contorni dei particolari che ritrae fino a rendere il colore pastoso e quasi pittorico. La seconda, presente forse con il lavoro più bello di tutta la mostra, isola dettagli di vita reale, un braccio, un busto, piedi calzati di bambina. Ovunque si avverte un senso di attesa che isola e rende immortali i veri luoghi della vita, quelli, dello spirito e delle emozioni cari a Virginia Woolf.
Le altre fotografe selezionate per l’esposizione sono Valeska Achenbach e Isabela Pacini, un duo tedesco-brasiliano che ritrae le opulenze balneari dei crucchi in vacanza, Anja Frers, ritrattista di bambini un po’ più cattivi di quelli Benetton e solo un po’ più giovani di quelli di Richardson, Patrizia Riviera, autrice di bellissimi micro ritratti in bianco e nero, e Christina Skrabal che inventa un mondo in miniatura, cupo e inquietante.
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