In linea con un’evidente tendenza generale, anche Firenze, città che solitamente poco concede all’arte contemporanea, fa gli occhi dolci alla fotografia. Prima con l’inaugurazione del Museo Nazionale Alinari, poi con alcune mostre, come quella di Kate Barry alla Basilica di Sant’Alessandro e di Carlo Cantini all’OE Club.
Infine fotografia anche da Sergio Tossi con Arash Radpour (Iran 1976; vive a Roma), promettente iraniano migrato dal mondo della moda a quello dell’arte contemporanea. Dodici le stampe in mostra: dodici finestre che dalle pareti bianche della galleria si affacciano su una serie di differenti realtà che spingono ad immaginare più che a vedere. I temi sono i più vari, come sottolineato dallo stesso titolo della mostra, Carnival, l’impatto è quello di una carrellata di immagini divise tra il noir, l’horror, la sensualità e la fantasia. Con accenti grotteschi o surreali, sono scatti in grado di creare uno stato di attesa, quasi di suspance.
È il colore rosso -sia che rappresenti il sangue, un rossetto, o il riflesso di una luce- a legare ogni fotografia a quella successiva. Si va dalla sconsolante immagine di una bambina dalla sguardo tradito, che gioca a fare la fata con ali di tulle, a due visi ingigantiti dall’obbiettivo e ripresi in espressioni perverse, con i pori della pelle ben in evidenza. I soggetti si alternano, ora belli ora brutti, prima delicati poi violenti, a volte celestiali, altre volte cupi e infernali.
Immagini bellissime, in grado di suscitare forti reazioni: i trascorsi di Radpour negli sfavillanti universi del fashion e della pubblicità marcano chiaramente ogni lavoro esposto. Il forte impatto estetico che si percepisce appena entrati sembra quasi capace di superare l’immagine stessa. Si tratta di un lavoro incredibilmente patinato, luminoso, verrebbe da dire trendy, se solo sulla copertina di Vogue fosse plausibile la presenza di un viso deforme dal ghigno satanico.
Un estetismo che “rapisce”, è allo stesso tempo forza e limite -o contraddizione cercata e voluta- della mostra. Troppo bella per essere vera…
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