Una cartolina bianca. Tutta bianca, o quasi. Se non fosse per quella figura scontornata, appoggiata sulla destra. Dentro una maglietta scura a maniche corte c’è un bambino un po’ cresciuto. Ha la barba e un cappello di lana che gli copre perfino gli orecchi, chiuso con un laccio poco sotto il mento. Il bambino cresciuto guarda in alto un palloncino volare. Tiene il filo stretto in mano. Un palloncino ingabbiato in una rete metallica. Niente male per un invito alla mostra.
Alessandro Giovannini (Rieti, 1969) è quel bambino un po’ cresciuto con lo sguardo rivolto all’insù. Un preludio accattivante per questo giovane pittore che ha attraversato il tempo e che è riuscito perfino a cambiare. Pur restando fedele a se stesso. Ha
Le intrusioni segnano la fine del racconto autobiografico. E da protagonista Giovannini diventa spettatore. Anzi, regista del bondage. Donne seminude, imbavagliate e ingabbiate da corde strette attorno ai seni e alle mani, legate dietro la schiena. Donne come animali al macello. In tutte queste fasi il giovane Alessandro non ha mai dimenticato (anzi!) l’uso della videocamera e, soprattutto, della macchina fotografica.
Un ritorno violento all’infanzia, raccontata con gli occhi di chi non ha più sette anni. Ma che in fondo, poi, non è così lontano dal tempo in cui la voglia di giocare era tanta. Giovannini coglie istantanee di un mondo frenetico e colorato, quello del luna park. Fotogrammi che richiamano altri mondi. C’è movimento, c’è la colossale presenza di mostri dai tentacoli meccanici, ci sono vortici di colori, ci sono inquadrature così vere da pensare con nostalgia a quando anche noi giravamo e giravamo sulle giostre, fino a sentirci male. Perché il luna park, ovunque l’abbiamo vissuto, è sempre lo stesso. Sfondi dalle tinte piatte, sfondi cupi, sfondi animati, sfondi vibranti. E l’esaltazione sta nel colore, chiave di lettura e costante di questo giovane artista. Che fin dalle sue origini, come qui, fa a brandelli le cromìe. Le sminuzza e le ricompone per creare l’immagine con spirito futurista. E ora, che ognuno ci guardi dentro ciò che vuole…
gianluca testa
mostra visitata il 7 giugno 2003
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la mostra sembra orrenda
questa declinazione ultrasentimentale del pop è insopportabile, ipersoggettiva, iperlirica, dice qualcosa solo ai suoi adepti nostalgici e finisce lì.
e poi come cavolo avete fatto a visitare la mostra il 17 giugno se oggi è ancora il dieci????????:
"gianluca testa
mostra visitata il 17 giugno 2003"
MAH!!
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