Doveva essere solo una tappa nel suo viaggio di ritorno da Roma a Douai. Ma Firenze lo stregò e vi rimase per sempre. E proprio a Firenze Jean de Boulogne trovò la sua vera strada, la sua fortuna. Quasi cinquecento anni dopo, il capoluogo toscano gli rende finalmente omaggio con la prima mostra monografica sul territorio italiano. Già, la prima. Perché Giambologna è stato colpevolmente trascurato negli studi, “schiacciato tra le grandi personalità di Michelangelo e di Bernini”, come ci ricorda la direttrice del museo Beatrice Paolozzi Strozzi, che ha ideato e curato la mostra, raccogliendo i pezzi documentati creati dal maestro fiammingo per le destinazioni più illustri, e approfittando della temporanea chiusura della Kunstkammer di Vienna (e dove approderà una versione ridotta della mostra alla fine di giugno). Circa cento le opere esposte, “in cui si esaltano in tutte le scale, dal minuscolo al gigantesco, le forme perfette e armoniose di divinità olimpiche, corpi nudi come paradigmi di grazia o di forza, di maestà o di seduzione”. Dal colossale Oceano alle Veneri bagnanti delle fontane. La mostra si sviluppa poi attraverso una Wunderkammer che custodisce le preziose Veneri del Gabinetto Imperiale di Vienna e della Kunstkammer di Dresda, ora in mostra al Bargello assieme ad altri celebri bronzi del Giambologna, come il Mercurio volante, Marte, Ercole e le sue Fatiche, il Ratto di Deianira e il Ratto delle Sabine. Una sezione dell
L’esposizione si chiude nella Loggia del Bargello, dove si evocano le suggestive fontane giambolognesche, animate da putti pescatori, mirabili uccelli e mostri marini. Encomiabile la disponibilità della Paolozzi Strozzi, che guida personalmente le comitive di visitatori fiorentini tra le meraviglie rinascimentali. I concerti estivi e le aperture straordinarie aggiungono poi occasioni che riflettono la ferrea volontà di superare una situazione che ha penalizzato troppo a lungo il Museo, tenendolo fuori dal circuito dei musei più frequentati del capoluogo toscano. La mostra, che sta già riscuotendo un notevole successo (circa 1000 visitatori al giorno), è affiancata da un catalogo molto ricco, per il quale hanno offerto il proprio contributo i più importanti studiosi a livello internazionale. Non rimane, a questo punto, che farsi rapire, come Deianira o come una Sabina.
articoli correlati
Fasto Principesco. La corte di Dresda 1580-1620
Villa Demidoff
giovanni cordoni
mostra visitata il 21 marzo 2006
Nella Palestra Grande di Pompei apre un nuovo allestimento permanente dedicato ai calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C., tra…
Mentre i bombardamenti devastano il Libano, mietendo vittime, colpendo l'antica città di Tiro e mettendo a rischio gli altri siti…
Dopo il debutto virale ad Art Basel Miami Beach, l’installazione di Beeple con cani robot dalle sembianze di Musk, Zuckerberg…
A margine della sua mostra nella chiesa di San Vincenzo Martire a Tivoli, con Emanuele Moretti parliamo di soglia, materia…
Lo scontro sulla partecipazione della Russia alla Biennale Arte 2026 si allarga all'Unione Europea, che minaccia di sospendere i finanziamenti…
Dal 18 al 20 marzo, la terza edizione di EDI Global Forum, promossa dalla Fondazione Morra Greco, riunisce a Napoli…