Nassuno shock, nemmeno quando ci si trova di fronte alla foto scattata da Ottonella Mocellin: giovane donna accovacciata tra passanti notturni e luci elettriche, urina guardando il suo organo, visibile anche a noi.
Di una femminilità più sconcertante è piuttosto Sissi, artista che ambisce alla metamorfosi organica del suo corpo. Le foto hanno lei come oggetto, donna in via di trasformazione in qualche corpo marino: in sirena? in corallo? in cornorallo? L’opera risulta lontana dalla realtà; Sissi stessa risulta creatura a metà tra natura e artificio.
Lavoro di mani quasi infantili sono i cartoncini di Sabrina Mezzaqui: l’artista ha disegnato e tagliato con cura biciclette e macchinine. Un “fare” arte nel senso più comune della parola, che non toglie niente però a una ricerca espressiva riflessiva e matura.
Di fantasia di bambina sembra anche l’opera di Sandra Tomboloni; la plastilina
Si torna a respirare aria di realtà nella seconda opera della Mocellin: in quel video si sente il ricordo che gioca con la nostalgia e i sogni del passato “mitologico” di tre donne. Una voce narrante talvolta sussurrata, le risa e il loro eco, le mani che naturalmente toccano, le bocche che naturalmente cercano e parlano ci raccontano dei rapporti amicali tra le donne.
A contrasto con questà realtà nello stesso spazio è allestita l’installazione di Liliana Moro: concettuali, criptiche, inquietanti le sue pattumiere in metallo; su ognuna di loro l’artista ha poggiato delle lampadine che ci invitano ad osservare con occhio più attento e forse anche meno inquieto.
Decisamente ironico, quasi sarcastico è il video di animazione di Eva Marisaldi. Se qui dà spazio a una realtà abitata da sassi, nella sua installazione due impermiabili in plastica ricordano l’uomo e si adornano di placche preziose: la loro incisione riporta un dialogo. Un signore e un uomo comune ci danno esempio di cortesia e rispetto. Siamo nel Medievo.
Si ritorna in un’era futuribile con il light box di Sara Ciracì che con uno fotomotaggio realizzato con immagini della Nasa indica le energie visibili e invisibili della Terra.
Si rimane nella stessa era con Sabrina Torelli che si serve di materiale terapeutico della tecnologia più avanzata e lo trasforma in opera d’arte: in questa occasione accade con la foto di un acceleratore di protoni e con gomme siliconiche; in entrambi l’idea di forma e di energia.
La mostra si conclude con le opere di Mariella Bettineschi e di Daniela De Lorenzo. La prima propone disegni realizzati a computer e stampati su vetro, anzi su vetri messi uno davanti all’altro. Si gioca sui piani inclinati, si ricerca un effeto optical.
La De Lorenzo propone uno dei suoi abiti in feltro, che si percepisce nel suo essere contenuto, nel suo essere gestualità, forse anche microcosmo, ma soprattutto nel suo essere riflessione introspettiva sull’uomo, partendo da quella sulla artista stessa.
cristina gallerini
mostra vista il 28 ottobre 2003
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brava cristina! :)