La mostra spazia dai temi dei Fiorili a quelli del mare, proponendo una selezione di lavori recenti, nei quali affiora quella sorta di “pittore zen”, da sempre vivo nell’artista, che tuttora s’ispira con coerenza all’etica della pittura come religione assoluta.
Del resto, inibito dal clima nazionale ed internazionale di fine anni ottanta, che in parte non condivide, Massimo Barzagli si ritrova, sin dagli esordi, a far parte di una generazione disposta a prendere in considerazione un’altra possibilità di affrontare la pittura riferendosi al suo procedimento.
Dalla sua partecipazione nel 1992 alla collettiva Process Painting alla galleria L’Attico di Roma, il suo lavoro tende a riferirsi, seppur con debita distanza, all’Action Painting e alla Scuola Americana del Pacifico. Tuttavia, già nel ‘93, il periodo incentrato sulla grammatica pittorica trova una svolta significativa in The Last Garden a Villa delle Rose a Bologna.
Oltre al procedimento della pittura l’artista inizia a prendere in esame alcuni aspetti del reale: i rapporti fra lui e l’umano, lui e l’animale, lui e l’ambiente biologico. Da qui alle rassegne di Dusseldorf, Aachen ed alla Quadriennale di Roma del ‘96 va comparendo nella sua opera una “linea costante”. Si tratta del “procedimento”, concretizzatosi, infine, in una sorta di “io – lastra di cristallo”, che filtra i cambiamenti, le vicissitudini dell’esistenza e quindi delle visioni, talvolta contrastanti.
Non a caso l’atteggiamento pittorico, concepito alla stregua di un “environnement”, è il protagonista della sintesi attuata da Beautiful Paintings, che non solo riesce ad offrire una interessante panoramica sull’arte di Barzagli, ma pare cogliere opportunamente il processo di una interessante evoluzione, capace di sottrarsi ad un quadro più generale di riciclaggi linguistici.
Perciò, se nelle installazioni Fiorile e Fishwatching affascina lìattenzione rivolta al procedimento iniziale (dopo il quale tutto è basato sulla libertà dell’evento e del caso), nei singoli oli su acrilici aerografati sopra tela di lino, quali Estasi di Passiflora o Balla a galla, quell’origine performativa di un metodo di lavoro, che ha reso “l’incontro – scontro” tra l’immagine di base e la pittura una cifra stilistica riconoscibile dell’artista, seduce e coinvolge lo spettatore. E soprattutto laddove l’accentuazione della differenza tra la “pittura d’impronta” e la “riproduzione tecnologica” è più evidente, si scorge un modo personalissimo, con il quale Barzagli sembra perfino immaginare e rappresentare in una forma espressiva sui generis la bellezza, attraverso uno stile. Che dialogando con il presente, lascia, nel tempo, una traccia –pardon, un’impronta- sul sentiero della nostra storia.
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