Un itinerario attraverso Firenze e la Toscana tutta, non solo per riappropriarsi di opere architettoniche a tutti note, come lo Stadio Artemio Franchi (1929/32, Pierluigi Nervi), la Chiesa di San Giovanni Battista sull’autostrada (1961/64, Giovanni Michelucci) o la stazione di Santa Maria Novella(1932/34 Gruppo Toscano guidato da Michelucci), ma finalmente per accorgerci di edifici e strutture che sono tutti i giorni sotto i nostri occhi distratti e che hanno caratterizzato dal punto di vista architettonico e urbanistico il secolo appena concluso.
La mostra, promossa dalla Fondazione Michelucci, dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze, finalmente porta l’attenzione sui moltissimi esempi di architettura del Novecento presenti in tutto il territorio Toscano.
Le vie di Firenze dove sorgono edifici pubblici e privati di notevole importanza e di pregio sono innumerevoli ma spesso inosservate, e così facciamo file interminabili nel Palazzo delle Poste di via Pietrapiana senza sapere, o ricordarci, che anch’esso è stato progettato da Michelucci nel 1967.
E tutte quelle dimore private, dei primi del Novecento, bellissime, in stile liberty, come i villini Lampredi (1908/1909) in via Giano Della Bella (fuori dalle mura d’oltrarno), il villino Ravazzini (1907) e il villino Broggi Caraceni (1911), entrambi in via Scipione Ammirato, nel quartiere ottocentesco di carattere residenziale piccolo e medio borghese dietro P.zza Beccarla. Tutte opere di Giovanni Michelozzi con cui collaborò, per le decorazioni delle facciate il pittore e ceramista Galileo Chini, lasciandoci esempi pregevoli della sua arte.
Ci allontaniamo da Firenze e riscopriamo Viareggio con le sue meraviglie Liberty: lo “Chalet Martini” (1899-1901) dell’architetto Modesto Orzali, costruito completamente in legno, con tetto a pagoda e con intagli a effetto silhouette; il “Bagno Balena” e il “Gran Caffè Margherita”, entrambi realizzati nel ’28 dall’architetto Alfredo Belluomini, sono tra gli esempi più rilevanti del tardo Liberty viareggino.
Grosseto, cittadina considerata anonima, viene invece rivalorizzata in questo “viaggio espositivo” da alcuni edifici di interessante fattura. Dal Palazzo della Provincia (1900/1903) dell’architetto Lorenzo Porciatti, in stile neogotico con reminiscenze di architettura veneta e orientaleggiante che si affaccia sulla piazza Dante al Palazzo delle Poste e Telegrafi (1929/32) di Angiolo Mazzoni, definito all’epoca “un ardito tentativo di arte fascista, che senza ripudiare il classico tende ad una bene intesa modernità”. E ancora il molto più recente Complesso Polifunzionale (1970/78), dell’architetto Ludovico Quaroni.
Nella mostra sono esposte 280 schede e 1000 fotografie nel salone Biglietteria, nel vestibolo del Ristorante, nella Galleria di testa, nell’area sotto la Biglietteria e nella sala d’attesa viaggiatori verso piazza Adua. Un bellissimo catalogo edito da Plistampa (€ 41,32) e un CD rom con tutto il materiale archiviato completano questo percorso attraverso l’architettura del Novecento: da non perdere.
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Daniela Cresti
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