Fieri e sicuri di sé. Guardano diritti in macchina, senza mostrare la incertezze. Almeno in apparenza. Sono i protagonisti degli scatti di Disfarmer (1888-1959) realizzati nell’America rurale degli anni Trenta e Quaranta. Fattori, madri, infermiere, soldati, scolari e gruppi familiari. Mariti e mogli, sorelle, amici o compagni di avventure. Singoli, a coppie, abbracciati, in piedi o seduti. Ma per tutti quanti il farsi fotografare in uno studio come quello di Disfarmer era un atto importante.
Fin dagli inizi della sua attività, il fotografo venne riconosciuto dai concittadini come un individuo eccentrico ed originale: farsi ritrarre da lui rappresentava un privilegio. Era
Ma i personaggi che popolano i suoi scatti sono persone ordinarie, con le quali il fotografo legò in breve tempo uno stretto rapporto. Lo si vede dalla complicità di sguardi, dagli abiti della domenica indossati appositamente per l’incontro nello studio, dalla partecipazione emotiva.
Nella maggior parte dei casi Disfarmer ha ricreato situazioni di vita e relazione familiare. Nei suoi ritratti le donne si mostrano vanitosamente serene, gli uomini compiaciuti, ma senza darlo a vedere. I bambini si trattengono dal voler scappar via per tornare ai propri giochi. Poi ci sono gli anziani: l’ex- Meyer presenta la vecchiaia senza timori, senza alcuna sorta di filtro. I volti sono segnati dal forte sole dell’Arkansas, dal lavoro, dalla fatica. Tutto appare più autentico, vero. Non ci sono trucchi o stratagemmi. Solo la fotografia allo stato puro.
marta casati
mostra visitata il 28 aprile 2004
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