Ma cos’è che rende questo giovane artista diverso da tutti gli altri? La tecnica, innanzitutto: Presicce non stende il colore, lo “cola” goccia dopo goccia. Ma anche l’ambiguità psicanalitica e intimista, specchio di un universo rarefatto in cui l’innocenza fa rima con violenza. E’ compito dello spettatore, infine, decidere se il soggetto è vittima o carnefice. Lo sfumato reso dalla paziente “colata” del giovane artista, poi, non fa che aumentare una strana sensazione di disagio emotivo. Accentuato dalla nebulosa cromia da sottobosco, spesso abbinata a volti di bambine “possedute” in dittici di straordinario impatto. Ma dove ci stai portando?, viene spontaneo domandare al giovanissimo autore. La risposta non sta lì appesa al muro, ma oltre la tela. In quello spazio indefinito e indefinibile, in cui non tutti riescono a guardare e che pochissimi sono in grado di capire. Non solo quadri, dunque. Ma anche flussi, impulsi, introspezioni. Beh, Presicce è anche questo. E non c’è da stupirsi. O forse sì. Almeno per la riconosciuta capacità di staccarsi dall’onda lunga di giovani-pittori-cloni, che non fanno altro che riproporre sfocate fotografie di se stessi. “Philophobia” va oltre: ad ambientazioni crepuscolari, in cui la luce fatica a penetrare dalle chiome di alberi che ci appaiono sulla telaa come profondi graffi, Presicce affianca ritratti di bambine che hanno negli occhi il riflesso dell’orco cattivo (ma se fossero loro le belve?). Prima vediamo il dipinto di una piccola e graziosa bambina triste, dalle guanciotte rosee e lo sguardo fisso. Poi un altro: la ragazza avrà sì e no 12 anni, il volto è pallido e semitumefatto, le labbra livide, gli occhi cerchiati e indemoniati. Lo sfondo è dorato, piatto, privo di prospettiva. A fianco un bosco che pare una prigione. E il ricordo ci trasferisce con prepotenza nell’atmosfera di The Blair Witch Project. Stavolta la parte del cattivo può farla la strega. Ma chi – o cosa – sta di fronte agli altri bambini? Chi – o cosa – li spevanta? E’ certa la paura, è certa la corruzione, è certa la violenza. Mary, piccola dagli occhietti azzurri e
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