24 luglio 2002

Fino al 2.VIII.2002 Luigi Presicce – Philophobia Pietrasanta (lu), Galleria Nicola Ricci

 
Ha 26 anni, Luigi Presicce. Ed è già un artista “completo”. Paziente, sperimentatore, illuminato. Una maturità raggiunta anzitempo, la sua. Che non esclude però lo sviluppo della ricerca e l’evoluzione della propria rappresentazione figurativa…

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Ma cos’è che rende questo giovane artista diverso da tutti gli altri? La tecnica, innanzitutto: Presicce non stende il colore, lo “cola” goccia dopo goccia. Ma anche l’ambiguità psicanalitica e intimista, specchio di un universo rarefatto in cui l’innocenza fa rima con violenza. E’ compito dello spettatore, infine, decidere se il soggetto è vittima o carnefice. Lo sfumato reso dalla paziente “colata” del giovane artista, poi, non fa che aumentare una strana sensazione di disagio emotivo. Accentuato dalla nebulosa cromia da sottobosco, spesso abbinata a volti di bambine “possedute” in dittici di straordinario impatto. Ma dove ci stai portando?, viene spontaneo domandare al giovanissimo autore. La risposta non sta lì appesa al muro, ma oltre la tela. In quello spazio indefinito e indefinibile, in cui non tutti riescono a guardare e che pochissimi sono in grado di capire. Non solo quadri, dunque. Ma anche flussi, impulsi, introspezioni. Beh, Presicce è anche questo. E non c’è da stupirsi. O forse sì. Almeno per la riconosciuta capacità di staccarsi dall’onda lunga di giovani-pittori-cloni, che non fanno altro che riproporre sfocate fotografie di se stessi. “Philophobia” va oltre: ad ambientazioni crepuscolari, in cui la luce fatica a penetrare dalle chiome di alberi che ci appaiono sulla telaa come profondi graffi, Presicce affianca ritratti di bambine che hanno negli occhi il riflesso dell’orco cattivo (ma se fossero loro le belve?). Prima vediamo il dipinto di una piccola e graziosa bambina triste, dalle guanciotte rosee e lo sguardo fisso. Poi un altro: la ragazza avrà sì e no 12 anni, il volto è pallido e semitumefatto, le labbra livide, gli occhi cerchiati e indemoniati. Lo sfondo è dorato, piatto, privo di prospettiva. A fianco un bosco che pare una prigione. E il ricordo ci trasferisce con prepotenza nell’atmosfera di The Blair Witch Project. Stavolta la parte del cattivo può farla la strega. Ma chi – o cosa – sta di fronte agli altri bambini? Chi – o cosa – li spevanta? E’ certa la paura, è certa la corruzione, è certa la violenza. Mary, piccola dagli occhietti azzurri e presicceil caschetto biondo, fa capolino da dietro la porta: forse gioca a nascondino, o forse sta sfuggendo all’abuso. Un’altra bambina dalle lunghe trecce guarda diritta di fronte a sé, perché non sa cosa la sta aspettando. Nell’ultima fase di ricerca – che potremmo definire “fase verde” – Presicce prosegue nella tecnica a gocce, lavorando però in monocromia. Immutati i soggetti: l’altra faccia dell’amore, con gli incubi e la solitudine che si trascina dietro, ci racconta di un bambino “comprato” con un piccolo cane di peluche; o di una giovane donna dagli occhi infossati e vitrei. Per finire, Luigi Presicce ha deciso di esporre in galleria anche cinque disegni a matita su tessuto preparato a gesso. Tutti ritratti di infanzie turbate, tutti bambini traditi. Chissà se fra questi c’è anche il piccolo Luigi…

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gianluca testa


Luigi Presicce – Philophobia
Pietrasanta, Galleria Nicola Ricci
via del Marzocco, 43
Fino al 2 agosto 2002
Orario: mar_dom 16-24
Catalogo in mostra con testi di Luca Beatrice
Ingresso libero
telefono e fax 0584 283197
e-mail nicolaricci1@virgilio.it


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