E’ la leggerezza e la capacità evocativa delle opere che rendono Christiane Löhr una figura interessante nel panorama artistico internazionale. Reduce dall’ultima mostra al MART di Rovereto Il racconto del filo, approda nel Salone di Villa Romana con installazioni e piccole sculture. Lievi nella struttura, ma dirompenti nell’espressività.
L’artista esalta l’elemento natura che diviene espressione di rottura nell’imperante mondo del digitale e del video. Non sottende impegno sociale e politico, non esprime conflitti identificativi ma riesce a modificare l’esistente apportando grossi elementi di novità.
L’uso degli steli e dei frutti di Capsella bursa – pastoris richiama dipinti olandesi della metà del ‘600 in cui le borse appese alle cinture di cittadini e campagnoli adottavano la stessa forma bilobata a cuore. La Löhr intreccia con rigore geometrico questi esili gambi creando oggetti, cuscini e coppe, quasi la stessa natura li avesse così concepiti. In Piccola Torre i semi di edera rivisitano una forma piramidale filtrata dalla fantasia e ammorbidita negli spigoli.
In Pappi l’artista mette “sotto vetro” calici piumosi, residui di bugie che assurgono al ruolo di colonne e capitelli in immaginari templi greci. Il rimando al sacro e all’antico torna nelle forme e nella geometria di un’architettura atavica da cui l’artista è particolarmente affascinata perché, come lei stessa afferma, le suscitano una diversa percezione fisica, facendola sentire più vicino al cielo o alla terra…
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