Categorie: toscana

Fino al 23.X.2001 | Henri Michaux | Livorno, Galleria Peccolo

di - 11 Ottobre 2001

Linee, macchie, parti di disegni in libertà: l’incontro con la pittura di Henri Michaux non è immediato. Fa sentire a disagio almeno finché non si varca la soglia di una certa confidenza. C’è in quell’espressione contraddistinta da una straordinaria velocità di esecuzione un “io” che è autogenesi, un “io” che di attimo in attimo mette in scena il momento della propria origine, del proprio farsi. La provenienza dall’ambiente verbale permette al poeta di origine belga, scomparso nel 1984, di capovolgere, in pittura, la propria vita per ritrovarla. A questa sua esperienza indubbiamente affascinante sta rendendo omaggio, in questi giorni, la mostra ideata dalla Galleria Peccolo di Livorno in collaborazione con l’Archivio dell’Opera di Henri Michaux a Parigi. In questa occasione é, infatti, esposta al pubblico una selezione dei suoi inchiostri e acquerelli su carta realizzati tra gli anni cinquanta e ottanta. Nel 1954 Henri Michaux ottiene la cittadinanza francese. E’ uno scrittore conosciuto – la sua prima pubblicazione, “Un certain Plume”, risale al 1938 – e, ormai da anni, ha cominciato ad alternare scrittura e pittura. Siamo nel vivo della creazione dei “Mouvements”. La ricerca di ideogrammi personali condotta soprattutto negli anni trenta, ha, così, ispirato le esperienze successive rendendo l’artista un outsider nel campo dell’Art Autre. La sua arte, oltre ad essere introdotta in uno dei testi più significativi dello stesso Michaux (“En pensant au phénomène de la peinture”), ha già raccolto la favorevole attenzione di André Gide, che nel 1941 gli ha dedicato il celebre saggio dal titolo “Découvrons Henri Michaux”. A partire dal 1960, per un breve periodo di tempo, l’artista sperimenta l’uso degli allucinogeni aprendo nel suo lavoro una nuova fase, che tende a privilegiare la descrizione di quegli stati di coscienza eccezionali. Successivamente, dopo il 1966, nascono i “disegni di disgregazione”, differenti da quelli mescalinici per una tessitura più densa e un espressionismo quasi figurativo.Distanza, astrazione, movimento, ritmo sono sempre all’unisono la costante di un “autoritratto fuggente”. Tutta la produzione letteraria e pittorica di Henri Michaux è onestamente votata alla scoperta di uno “spazio interiore” attraverso quel “leggero vacillare” dell’uomo capace nella sua incertezza di preservare il proprio inattingibile “espace du dedans” dal dissolvimento. Personaggio schivo quanto bizzarro, Henri Michaux non gradiva essere fotografato o registrato e odiava le interviste. Celebrato in oltre 150 personali in tutto il mondo tra cui si possono annoverare la fondamentale retrospettiva alla Fondazione Maeght di Saint – Paul De Vence del 1976 e quella al Centre Georges Pompidou del 1978, Michaux ha difeso fino alla fine dei suoi giorni il suo anonimato sotto l’impermeabile color mastice e gli occhiali neri. In lui, probabilmente, come nella sua arte, l’essere era in dinamico conflitto con l’apparire e questa, forse, è la ragione per cui, di fronte ai suoi inchiostri ed ai suoi acquerelli appesi a bianche pareti, pare quasi di scorgerlo allo stesso modo di Jean – Dominique Rey: “Lo vidi per la prima volta dietro i vetri, i vetri del Point Cardinal, una galleria nella rue de l’Echaudé, dove aveva appena esposto tra Artaud e Max Ernst: un’immagine lontana che mi sembrò accordarsi bene al poeta e alla sua singolarità”.


Silvia Fierabracci




HENRI MICHAUX
Mostra aperta al pubblico dal 29 settembre al 23 Ottobre 2001
GALLERIA PECCOLO, Piazza Repubblica, 12 – Livorno
Orario: dalle 10.00 /13.00 – 16.00/20.00 (festivi e lunedì chiuso)
Catalogo in galleria


[exibart]

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