Categorie: toscana

fino al 26.V.2004 | Pasquale Martini – Belare: beato… potato… ultimi rimasugli | Firenze, La Corte Arte Contemporanea

di - 18 Maggio 2004

La storia conta sin dalla seconda metà degli anni Quaranta numerosi casi di artisti che identificano la propria vita con la propria arte. Una concomitanza che non mai è stata vivida come per Pasquale Martini. Il personale trascorrere quotidiano, nudo e crudo, si affaccia sulle sue grandi foto e sui video apparentemente ingenui. Ma non si tratta, come sarebbe facile supporre, di lasciar salire il mondo comune all’Olimpo dell’arte.
L’esperienza di tutti i giorni di Martini rimane inconfutabilmente anticonvenzionale. La società con cui convive è degna di Orwell e della sua Fattoria degli animali: fuori di metafora. L’artista si cala nel ruolo di guardiano di porci. Non simbolicamente, ma realmente. Ogni giorno spende otto ore a contatto con i maiali dell’allevamento Centro sperimentale- Azienda Montrone Dozza e le opere che realizza sono un’intellettuale testimonianza del suo mestiere.
Pasquale Martini si mette in posa in atteggiamenti vicinissimi a quelli degli animali che costodisce e si rappresenta in autoscatti attentamente studiati. Le opere meno recenti si distendono su grandi supporti di carta plasticata, sui quali l’immagine catturata dall’obiettivo si allarga e perde definizione. Nessun ritocco digitale. Martini non ha un buon rapporto con la tecnologia. L’effetto sgranato della fotografia contribuisce a ridurre sensibilmente l’impatto triviale dei soggetti ricorrenti: maiali vivi, morti o macellati. I titoli scelti appaiono astutamente allusivi ai contenuti, così da creare un’immediata reazione ironica: in Pari opportunità, l’artista posa in posizione supina accato al corpo esamine di un porco; in Flauto magico la sua figura sdraiata di fronte ai recinti attrae l’attenzione di una file di animali, che sporgono il muso oltre le sbarre.
Numerose fotografie della fine degli anni Novanta sono disposte nel vano più grande della galleria La Corte, che dedica a questi scatti la posizione più visibile. Si tratta delle prove in cui il soggetto è trattato con maggiore raffinatezza: le immagini sono costruite con sapiente attenzione compositiva e luministica e la tentazione della provocazione viene trattenuta. Diventa invece più esplicita nelle opere recenti, in cui le stampe sono piccole e lucidamente definite. In alcuni casi persino a colori. I rossi, i verdi e i bianchi instaurano macabri contrasti che, per quanto ancora attentamente bilanciati, non smorzano la truculenza dell’insieme. Immagini forti richiamano le esperienze della body art più contestatrice degli anni Sessanta e Settanta, dall’azionismo viennese a Gina Pane.
I video che accompagnano la mostra, sottofondo sonoro e nascosto riferimento visivo, perdono ogni velleità poetica per documentare senza artifici la vita di Pasquale Martini all’interno dell’allevamento di porci.
Leggere i suoi lavori cercando in essi valori simbolici o intellettualistiche sovrainterpretazioni non aiuta a cogliere la spinta più autentica del linguaggio dell’artista. Presentare all’esterno un quotidiano poco usuale. In cui si inscrive gran parte del suo circoscritto, ampio mondo.

silvia bottinelli
mostra vista il 12 maggio 2004


fino al 26.V.2004
Pasquale Martini – Belare: beato… potato… ultimi rimasugli
Firenze, La Corte Arte Contemporanea
via de’ Coverelli, 27 r. (Oltrarno, Piazza S. Spirito)
Mar_sab 16-19 e per appuntamento
Informazioni: tel. 055 284435; e-mail: rostem@tin.it  
Catalogo in galleria
A cura di Pietro Gaglianò


[exibart]

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