Categorie: toscana

fino al 26.VI.2010 | Dario Fo | Pontedera (pi), sedi varie

di - 20 Maggio 2010

Non si può che rimanere meravigliati e un po’
storditi dalla quantità di materiali riuniti, dislocati su tre sedi nel centro
di Pontedera. Non siamo chiamati a osservare il passatempo ozioso di un
professionista impegnato in altri campi, ma l’estro autentico di un artista che
disegna e dipinge costruendo a un tempo un ricco, puntuale diario della propria
attività teatrale e un corposo zibaldone di immagini, serbatoio da cui
attingere nei baleni inventivi. Non a caso Dipingere è come recitare è il titolo dello
spettacolo che Dario Fo (Sangiano, Varese, 1926; vive a Milano) ha messo in scena
al Teatro Era di Pontedera alla vigilia dell’inaugurazione di questa
nutritissima mostra.
L’esposizione, archivio itinerante della produzione
figurativa dell’attore-autore (negli anni passati ha fatto tappa in numerose
città italiane ed europee), gode dell’allestimento arioso e movimentato di
Marina De Juli, per anni attrice della compagnia di Dario Fo e Franca Rame. Un percorso in cui
ritornano insistentemente le maschere, le marionette e soprattutto i pupazzi che,
sopportando il peso dei fastosi costumi di scena (realizzati dalla storica Sartoria
Pia Rame), si sporgono e si protendono dai divisori, sbilanciati o sul punto di
cadere, rimandando alle pose giullaresche di Fo.
Al Centro per l’Arte Otello Cirri trovano
posto gli esordi pittorici (anni ’40), che portano traccia dell’ultimo Carrà e di certe ascendenze
post-cubiste; il tratto è deciso e non indulge in sintetismi, finanche negli
schizzi a matita e negli autoritratti. Col passare degli anni il gesto tende a
farsi più dinamico, forse più inquieto. L’irruenza politica degli anni ’70 si
legge nelle affiche e nelle locandine degli spettacoli, disegnate dallo
stesso Fo: audaci, violente addirittura.
Stupisce nei lavori a inchiostro (progetti
scenici perlopiù) il taglio grafico quasi exlibristico, per la disposizione affastellata
delle figure e per il bizzarro, talora grottesco simbolismo. A tutta parete una
serie di arazzi, usati come fondali di scena, di cui troviamo anche i bozzetti,
già pronti per l’ingigantimento al pantografo.
Al Museo Piaggio fotografie di scena e private,
altri manifesti e gli abiti tutti rasi e paillette realizzati per Franca Rame
dalla sartoria milanese fondata dalla sorella. Ma anche alcuni disegni e idee
verbo-grafiche sorprendenti, come i fogli realizzati in occasione del
conferimento del Premio Nobel (1997).
Infine, la visita al Centrum Sete Sóis Sete
Luas si apre con l’impeto naïf dei dipinti degli anni ’90, per proseguire con
un’interminabile sequenza di tele, acquerelli e tempere acquose, studi,
bozzetti e figurini per la scena, ancora arazzi e burattini. Mentre talune
opere recuperano cromie brillanti, sature e quasi espressioniste, altre
scoprono uno spirito belluino dal piglio veloce e impressivo (la serie dei
personaggi della Commedia dell’Arte), oppure un erotismo ironico (in specie le
raffigurazioni e i collage che hanno per soggetto il mondo classico).
E in questa inesausta ricerca sul gesto e sul
colore, affrontata con varietà di tecniche e di supporti e padronanza nel
costruire per superfici, si scopre perfino qualcosa di commovente nel segno
illanguidito dei ritratti dedicati alla Rame, compagna di una vita.

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Fo e Caravaggio: sviste da Nobel
Fo e il Cenacolo

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Un’intervista a Dario Fo in occasione della mostra di Pontedera

carlo titomanlio
mostra visitata il 17 aprile 2010


dal 17 aprile al 26 giugno 2010
Pupazzi
con rabbia e sentimento. La vita e l’arte di Dario Fo e Franca Rame
Centro per l’Arte Otello Cirri
Via della Stazione Vecchia, 6 – 56025 Pontedera (PI)
Museo Piaggio
Viale Rinaldo Piaggio, 7 – 56025 Pontedera (PI)
Centrum Sete Sóis Sete Luas
Viale Rinaldo Piaggio, 82 – 56025 Pontedera (PI)
Ingresso libero
Info: tel. +39 058757282 / + 39 058727171 / +39 0587476013; www.museopiaggio.it
/ www.7sois.eu

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