Categorie: toscana

fino al 31.III.2009 | Dani Gal | Prato, Museo Pecci

di - 17 Febbraio 2009
È per noi distante e ingenua quella supposizione secolare che ritenne la geografia, assimilandola a una pura attività descrittiva, la più neutrale delle scienze. Da più fronti disciplinari e in periodi differenti furono gli avvertimenti d’intellettuali come Gramsci, Foucault, Derrida, a segnalare l’evidenza che ogni discorso è un discorso del potere, e così ad aprire un varco per nuove generazioni di geografi-critici, in grado di svelare che certe categorie all’apparenza silenziose e immutabili – Stato, memoria, identità, etnia, dicotomie nord/sud e altro – piuttosto che dati naturali erano (e sono) concetti storicamente determinati.
Tramite il ricorso alla de-costruzione, massiccio e talvolta persino spietato, si risalì al processo basilare: descrivere una situazione già significa operare delle selezioni, quindi cercare un consenso; e la verità così conseguita è solo il risultato della distorsione ontologica che scambia l’oggetto con la sua rappresentazione. Sintetizzando con una citazione di Wittgenstein: l’uomo non abita il mondo, ma il proprio linguaggio.
Tutto ciò è assolutamente inerente all’arte di Dani Gal (Gerusalemme, 1977), uno dei quattro vincitori del Premio Villa Romana 2008, ora in mostra al Centro Pecci di Prato con il progetto Seasonal Unrest. Si tratta di una video-installazione in loop a doppio canale: sul monitor piccolo, il documentario originale Grenade in Gaza, realizzato dalla televisione israeliana nel 1970; su quello grande, il tentativo di un rumorista, tra realismo e immaginazione, di sonorizzare il film stesso.

Nell’asincrono d’anticipo tra i due flussi, la constatazione che, letteralmente, in un modo e nell’altro si operano ricostruzioni artificiali: un reportage bellico realizzato da un contendente ha la stessa verosimiglianza di una carota sfregata sul microfono per simulare compere in un mercato palestinese.
Il triangolo audio-video-corpo, esibito da Gal con precisione e intelligenza, opera un disvelamento del carattere non neutrale di qualsiasi affermazione culturale. Fattore che vale soprattutto per i media, la cui arma sottile e simulata è appunto quella di radicare nelle coscienze convinzioni posticce attraverso immagini narrate o mostrate.
Si badi però che il fine dell’artista non è il giudizio: l’affermazione di un’altra verità comporterebbe la ricaduta nel circolo di una volontà mediata e propagandistica. Ciò che conta è mostrare, affinché se ne abbia consapevolezza. Il che, nello specifico, significa riflettere diversamente sulla quotidianità mediatica di questa guerra.

Troppo abusata è ormai la sceneggiatura del debole vittimizzato contro il forte costretto a difendersi; troppo ancora è la finzione in chi ne parla e in noi che guardiamo – a fronte della sofferenza reale – perché il conflitto si liberi del suo carattere ripropositivo seasonal-stagionale.

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dal 31 gennaio al primo marzo 2009
Dani Gal – Seasonal Unrest (Un conflitto che ritorna)
C.Arte – Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica, 277 – 59100 Prato
Orario: da mercoledì a lunedì ore 10-19
Ingresso libero
Catalogo Giunti
Info: tel. +39 05745317; fax +39 0574531901; office@villaromana.org; www.centropecci.it


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