Guardi le opere di Amanda George e capisci quanta strada abbia fatto la fotografia nel secolo appena trascorso. Dalla ritrattistica, alla documentazione, allo sperimentalismo, al descrittivismo; attraverso volti, paesaggi, fatti, personaggi, ideee…
Le opere di Amanda Gorge sono, allo stesso tempo, quanto di più lontano dall’estetica tradizionale dell’arte fotografica, e quanto di più vicino alle sue potenzialità pittorico-espressive.
Non conta il luogo, né il tempo in questi ritratti di cose. Di zolle di terra, di bianchi mattoni, di pareti di alberi, cortecce, scalini scrostati.
Non conta perché tutto rimane sospeso in quell’eternità invalidante e progressiva che solo le grandi opere sanno regalare.
Solo le grandi emozioni sanno disegnare.
Con la mostra delle opere di George, il Bisonte «si apre ad una nuova esperienza». Soprattutto, Maria Luigia Guaita, anima e mente della storica casa fiorentina, attraverso l’esposizione presso la Galleria di via San Niccolò intende dar forma espressiva al suo recente motto-programmatico «No litografie- Si fotografie».
«Naturalmente sì a tutte le tecniche tradizionali dell’incisione» precisano dal Bisonte; spiegando «la litografia è oramai diventata fotolito e come opera d’arte non vale più».
Valgono invece e molto, come opere d’arte, le foto di Amanda Gorge: ricordano le tele di Mattioli e le bicromie di Burri, sottolineando lo stretto rapporto tra foto di qualità e pittura.
Soprattutto, nelle opere della fotografa americana (Amanda George è cresciuta tra il Massachussetts ed il Maine ed ha lavorato come bibliotecaria presso la mitica residenza di Bernard Berenson, ora sede della Harvard University) è il colore che dipinge uno strettissimo rapporto con la natura paesaggio a fare da trama espressiva, regalando spiragli emozionali di fatale impatto.
Quaranta le opere presentate dall’esposizione (tutte realizzate da Amanda Gorge nell’ultimo decennio) per questa che rappresenta la prima mostra fotografica mai realizzata al bisonte.
E miglior inizio non poteva esserci…
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