Categorie: toscana

fino al 4.IX.2010 | Cecchini | Buren | Op de Beeck | Attia | San Gimignano (si), Galleria Continua

di - 31 Agosto 2010
Arrampicarsi sulle colline senesi per arrivare
ai confini di un mondo appoggiato sulla storia come San Giminiano è di per sé
un’esperienza seducente, ma da alcuni anni la Galleria Continua ha reso il
borgo turistico anche una delle frontiere più avanzate del contemporaneo,
l’avamposto di un’arte glocale che cresce con successo grazie alle esposizioni
locali di star globali.

La mostra estiva si compone di quattro personali,
installate dentro il corpo decaduto e rinato di un vecchio cinema costruito con
marmi pregiati.

Nelle sale d’ingresso, Loris Cecchini fa i conti con il
proprio mondo morbido e poliuretanico, costruito per anni sondando al contrario
un “cielo solido”, come recita (citando la Bibbia) il titolo di una personale
giocata su sculture bronzee di rami d’albero, pannelli enormi di plexiglas
colmi di sabbie multicolori stratificate, collezioni di conchiglie e coralli
intesi come architetture naturali e un “pozzo” interattivo che trasforma i
gesti in vibrazioni d’acqua elettronica. Sono, dice l’artista, “frammenti di
natura che si alternano all’elaborazione della materia progettuale, in un
continuo riferimento alla natura, alle strutture architettoniche in una sorta
di osmosi espressiva
”.


Scendendo le scale s’incontra Hans Op de
Beeck
,
che
propone le sue nuove Still Life fatte di grigio gesso sintetico. Ma la chicca
è Staging Silence (2009), il disvelamento dell’illusione beeckiana, in cui il video
è chiamato a ritrarre il farsi e il disfarsi dei modellini di non-luoghi che
sono la firma dell’artista belga. È come assistere allo svelamento dei trucchi
di un mago, che subito dopo torna a ipnotizzare con il gioco appena mostrato:
l’artista posa i suoi modellini fino a che sono tutti pronti, si spengono le
luci dello studio e si accendono quelle studiate per la scena. Il luogo prende
vita, ora è un palazzo reale sotto la neve; ma appena le luci dello studio si
riaccendono e il trucco svanisce, la torta di panna torna a essere quello che è.
Magie dell’arte, giochi percettivi.

Nel lontano 1986, Daniel Buren concepisce per il
cortile del Palais Royal di Parigi Les Deux Plateaux, serie di colonne
sezionate che fanno discutere per la loro modernità. In quell’occasione la bassa
staccionata che delimita il perimetro dello scavo diventa un libro su cui si
depositano i commenti dei passanti-visitatori. Due anni dopo, questa diventa
un’installazione a Grenoble e oggi assume il titolo Circa il ritorno di una
svolta – Iscrizioni, lavoro situato, versione IV, giugno 2010
e prende lo spazio
della platea del teatro (sede di memorabili installazioni), mentre dietro le
quinte alcuni grandi lavori germinali dei primi anni ‘60 mostrano le intuizioni
iniziatiche di un lavoro che nel tempo verrà scandito dalle celebri bande
verticali da 8,7 centimetri.


Proseguendo nel giardino, i 21 specchi di Kader
Attia

(Holy Land) si piantano nella terra come altrettante lapidi sghembe che
invitano a riflettere sull’immigrazione, come anche lo slide show (Open your Eyes) che indaga l’identità
culturale di un artista francese figlio di immigrati, considerato una delle
giovani promesse dell’arte contemporanea. E che intende, come dice egli stesso,
rivelare come nel gap culturale tra Nord e Sud del mondo esista la
possibilità/impossibilità di un dialogo tra modernità e tradizione
”.

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Lifes

Daniel Buren – Circa il
ritorno di una svolta. Iscrizioni lavoro situato, versione IV, giugno 2010

Kader Attia – Holy Land

Galleria Continua

Via del Castello, 11 – 53037
San Gimignano (SI)

Orario: da martedì a sabato ore
14-19 o su appuntamento

Ingresso libero

Info: tel. +39 0577943134; fax
+39 0577940484;
info@galleriacontinua.com; www.galleriacontinua.com

[exibart]

Visualizza commenti

  • ma perché quel povero cristo di Hans Op de Beeck deve continuare a vedere il proprio nome e cognome storpiati?

  • Ho visitato la mostra e devo dire che la Continua riesce a muoversi in questo momento di stagnazione con grande stile. Anche Cecchini, qualche hanno fa, sulla strada dell'artigianato pretenzioso, ora sta esorbitando meglio alcuni codici e riesce a salvarsi. Non è da sottovalutare il confronto diretto con l'opera, prodotto, oggetto.

    Bisogna comunque ricordare che questa fase storica è caratterizzata da una sovrapproduzione di prodotti. Quindi l'arte dovrebbe porsi qualche domanda, semmai evitando la facile critica istituzionale o la facilissima smaterializzazione.

    I mercati finanziari, che poi agiscono sull'economia, la politica e la società, dipendono dalla gestione delle informazioni. 10,000 Lives: director as spectator
    (Roberta's cut) vorrebbe agire in questo senso.

    Forse si può mantenere una dimensione pop, recuperando un rapporto più raccolto e autentico con l'opera d'arte, senza dimenticare il mercato.

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