Quello dell’uomo-automa è un gioco che interviene sin dagli anni Cinquanta nella vicenda di Enrico baj, un tentativo consapevole e sofferto di esorcizzare in forma ludica alcuni fra i temi più ingombranti della contemporaneità: la spersonalizzazione dell’individuo, il potenziale distruttivo delle civiltà militaristiche, l’orrore della guerra.
Così la Parata a sei (1964) -composizione a olio e collage di stoffa e meccano che campeggia sulla parete di fondo del primo ambiente espositivo- è un corteo rigido, una processione di manichini inespressivi mossi da ingranaggi rettilinei e circolari, che costituiscono ossa e giunture di individui beffardi e meccanizzati. In questi generali dagli occhi sbarrati e dalle bocche dentate -simboli tragici ed eloquenti della cecità del potere- avanza quella metamorfosi dell’umano che trova il suo compimento più radicale nella serie delle Dame idrauliche e dei Tubi digerenti, suggestive ‘macchine-corpo’ realizzate con assemblaggi di metalli cromati, stoffe, passamanerie, bottoni, pizzi, medaglie e legno.
Uno stravolgimento che, nelle tavole raffiguranti la Senna e il Po, arriva a invadere l’idea stessa di natura presentando i fiumi come sistemi di tubi agganciati insieme da viti e bulloni.
Una denuncia esplicita, quella di Baj, che non perde però la leggerezza espressiva del gioco e che trova in tal senso manifestazione nell’idea della galleria in metallo e plexiglas posta al centro del capannone.
Percorrendone lo spazio interno il visitatore diventa parte del sistema espositivo vedendo riflessa, nel lungo specchio posto sul lato destro, la propria immagine sovrapposta al carosello di figure-meccano distribuite sulla parete di sinistra. Su quest’idea di viva interazione tra individuo e contesto esterno pare fortemente improntato lo stesso progetto del Muro di Pontedera, che sarà realizzato a mosaico nei pressi della stazione ferroviaria e i cui bozzetti preparatori sono esposti in mostra. Si tratta dell’ultima opera ideata dall’artista lombardo e del suo più ampio intervento ambientale a scala urbana, quasi un testamento poetico e un punto di arrivo della lunga sperimentazione sul tema dei Meccani. Il mosaico, vero e proprio intervento di riqualificazione d’immagine dell’area ferroviaria, sarà lungo cento metri e ben visibile agli occhi dei viaggiatori come ultima, colorata testimonianza della fantasia artistica di Enrico Baj.
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artista dal fascino incredibile.. di respiro internazionale..un anarchico nel profondo del suo "io".. ha sempre creato opere immaginifiche e scritto con tantissima ironia..seplicemente un uomo da stimare tanto..
roberto
ps: molto ben scritta questa recensione..