I primi lavori di Daguerre ritraggono piccole sculture o composizioni di ispirazione romantica con fregi, statuette e frammenti lapidei (Interieur d’un cabinet de curiosité, del 1837). Nel 1844 viene pubblicato The Pencil of Nature, dove per la prima volta immagini fotografiche accompagnano il testo; le stampe di William Talbot, che mirano a evidenziare il valore rappresentativo della nuova arte, hanno come soggetto un calco in gesso di un Busto di Patroclo di età ellenistica. Sin dalle origini, dunque, la scultura assume un ruolo privilegiato nell’attività della produzione fotografica.
Questi ultimi hanno utilizzato la fotografia ora come mero strumento di documentazione, ora come supporto all’attività creativa, ora come forma d’arte autonoma. In alcuni casi è possibile rintracciare la coesistenza di questi tre diversi aspetti in uno stesso artista. Altre volte è la scuola di pensiero dominante a condizionarne l’atteggiamento. Si passa così da una considerazione positivista, che vuole la fotografia come mezzo di rilevamento “incapace di modificare la realtà”, ad una visione che le conferisce l’attitudine di elaborare interpretazioni critiche.
La mostra in corso a Palazzo Pitti, servendosi del prezioso supporto degli archivi Alinari, illustra l’evolversi di tale relazione analizzando, con rigore scientifico, l’approccio degli artisti e le posizioni della critica. L’esposizione è articolata in cinque sale allestite secondo ordine tematico.
Nel primo ambiente si trovano le testimonianze più antiche (1850-1880), tra cui le bellissime stampe al carbone, messe a confronto con alcune acquetinte di ispirazione analoga. Quasi tutti gli esemplari in mostra riguardano la scultura fiorentina del ‘400 con particolare attenzione alle ambientazioni en plein air della Loggia dei Lanzi.
Seguono le sale dedicate agli artisti dell’Ottocento, Rodin e Medardo Rosso, e del Novecento, Romanelli e Andreotti. Il lavoro di quest’ultimo è messo in evidenza grazie alla presenza dell’originale Angelo dell’Annunciazione esposto insieme a fotografie che lo ritraggono (volute dallo stesso Andreotti).
Le ultime due sale sono dedicate all’appassionata ricerca di Carlo Del Bravo. Più volte, nella sua attività di storico dell’arte, Del Bravo si è trovato a dirigere campagne di rilievo di monumenti e sculture. Fotografo egli stesso, o coordinatore di professionisti quali Marcello Bertoni e Giovanni Martellucci, lo storico opera una radicale reinvenzione della fotografia di monumenti. Le stampe esposte, montate in sequenze suggestive, restituiscono alle opere ritratte una vitalità palpitante che sovverte qualsiasi idea di staticità della scultura.
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Del Bravo.... ogni sua parola un'emozione indicibile.
Maestro assoluto