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Strano pregiudizio che valorizza ciecamente la profonditĂ a scapito della superficie, pretendendo che âsuperficialeâ significhi non giĂ di âvaste dimensioniâ, bensĂŹ di âpoca profonditĂ ââ. CosĂŹ scriveva Michel Tournier in appendice a un suo celebre romanzo, sviluppando una riflessione tanto acuta da adattarsi ai piĂš diversi contesti. Ne prendiamo spunto â quasi una chiave di lettura â per la mostra
Pablo Echaurren (Roma, 1951) allestita al Palazzo Civico di Siena.
La personale, appena conclusa, ha raccolto i principali risultati artistici dellâultimo ventennio autoriale: circa cinquanta opere tra dipinti, ceramiche, fumetti, illustrazioni, stoffe, gioielli; testimonianze dirette di eclettismo e ricerca. A tal proposito conviene ricordare che Echaurren sâavvicinò allâarte casualmente intorno al 1970, notato da
Gianfranco Baruchello e poi, per rimando, dal gallerista
Arturo Schwarz (mentre il ragazzo sâimmaginava dâadulto entomologo oppure bassista virtuoso, magari come lâidolo coevo Jaco Pastorius).
Accadde poi che nel decennio successivo â da qui la selezione cronologica della curatrice Claudia Casali â lâartista affermasse il suo carattere piĂš genuino, cioè una fusione vorace di stili e generi: rimandi incrociati fra arte e arti applicate, fra tracce dada/futuriste e consumismo pop, fra disegno su tela e illustrazione su carta. Fu allora ed è ora un rimbalzare continuo tra
lâalto e il
basso della cultura, senza considerarne le gerarchie, per il gusto divertito della sperimentazione; uno spaziare tra coordinate â nord e sud â che appunto non si danno in
profonditĂ ma soltanto in
superficie.
Lâarte di Echaurren è quindi una curva, dalla forma vivace: essa nel descriversi sâappropria del dato complesso e lo trasforma con cosciente paradosso in dato immediato, ne conseguono opere assolutamente godibili ma non disimpegnate. Si prenda a dimostrazione una qualsiasi delle tele in mostra, se ne osservi il colore: le pennellate svolgono insieme la funzione di decorare lo sfondo e di connotare gli oggetti rappresentati (in ripetizione), ovvero il dietro e lâavanti senza distinzione.
Questo modo dâoperare, contaminato, segnala unâesplicita volontĂ di rendere lâarte piĂš sincera. PerchĂŠ, come si evince dalla video-intervista realizzata da Vincenzo Mollica per lâoccasione, secondo Echaurren i distinguo del tipo impegnato/disimpegnato non sono altro che prassi concettuale e arbitraria: dietro si cela lâerrore di ritenere che sia il mezzo espressivo a valorizzare lâartista, e non viceversa. Appunto, una concezione distorta della superficialitĂ che, identificando i termini del discorso con il linguaggio utilizzato, minimizza come comunicazione massiva quello che sarebbe un discorso genuino sulla vita.
Davanti a tale deficienza critica, habitat dellâintellettualismo esasperante e del mercato feroce, Pablo oppone il sorriso; coscienza che ogni pretesto, se alla base ci sono idea e pathos, sia comunque buono per fare arte. Buona arte.