La mostra, articolata in sette sezioni, fa conoscere al pubblico le personalità che animarono la cultura del Falso a Siena tra Otto e Novecento, le loro tecniche esecutive, la capacità, attraverso mercanti compiacenti, di immettere sul mercato opere “perfettamente primitive”. Talemente tanto da indurre collezionisti e mercanti ad acquistarle a costi elevatissimi e ritenute da molti autentici capolavori del Medioevo e del Rinascimento italiano.
Con un lungo e sapiente studio il curatore della mostra Gianni Mazzoni, ha portato alla luce i nomi dei falsari più abili che animarono il mercato antiquariale internazionale a cavallo tra XIX e XX secolo.
La parte centrale della mostra è dedicata alle opere del caposcuola dei falsari Icilio Federico Joni (Siena, 1866- 1946). Esposte rigorosamente in ordine cronologico, sono presenti moltissime delle sue “contraffazioni dall’antico”: dalle imitazione delle famose biccherne del Comune di Siena ai trittici su fondo oro vendute a collezionisti americani e ritrovate oggi in moltissime e prestigiose istituzioni culturali di tutto il mondo. Vale la pena ricordare La Madonna con Bambino, Santa Maria Maddalena e San Sebastiano” dipinta tra il 1910-1915 nello stile di Neroccio de’ Landi, ritrovata al Metropolitan Museum of Art di New York ed attribuita dagli esperti di quel Museo proprio a Neroccio. Seguono poi opere dipinte negli anni ’20-’30 del Novecento realizzate nello stile di pittori senesi quali Sano di Pietro, Francesco di Giorgio, Duccio di Buoninsegna e Pietro Lorenzetti, passando poi a tavole dello stile di Giovanni Bellini e Beato Angelico. Contraffazioni a tutto tondo del meglio dell’arte toscana ed italiana del ‘400 e del ‘500.
In mostra poi opere di altri falsari quali Umberto Giunti (Siena, 1886-1970), Bruno Marzi, Igino Gottoardi e Gino Nelli. Di quest’ultimo troviamo la delicata figura muliebre in stile lorenzettiano e ritrovata al Musée d’Art e d’Histoire di Ginevra.
Ecco che attraverso la mostra si delinea un mondo incredibile, ricco di colpi di scena, fatto di false attribuzioni, smentite e confessioni. Un mondo frequentato da uomini di cultura, rappresentanti di musei prestigiosi, antiquari pronti a tutto per accaparrarsi le opere dei migliori artisti italiani, rivelatesi poi autentiche… trappole.
La mostra ed il catalogo -ricco di approfondimenti sulla cultura del falso e sull’amore per l’arte primitiva sviluppatasi tra XIX e XX secolo- riesce a dimostrare come questo gruppo di falsari buontemponi non fosse un manipolo di delinquenti alla caccia di guadagni facili, ma gente di buon livello culturale, perfettamente inserita nella cultura Neo Gotica e Neo Rinascimentale presente a Siena con il nome di Purismo e diffusa in quel periodo grazie alle attività teorico – critiche di artisti del calibro di Giuseppe Mussini, Tito Sarrocchi, Giulio Rossi e Giuseppe Partini.
alessandra marzuoli
mostra visitata il 5 Luglio 2004
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