Invisibile è ciò che sfugge ai nostri sensi primari, ciò che appartiene ad unâaltra dimensione, ma che in qualche modo percepiamo. Curatori, conservatori e archivisti sono molto piĂš vicini âsecondo Bruce Sterlingâ a questa consapevolezza, al senso del tempo e del futuro, allâinvisibile: esponendo, catalogando e preservando lâarte, essi infatti vengono a contatto con oggetti del passato e del presente che altri nel futuro faranno propri.
Il Palazzo delle Papesse di Siena propone con questa consapevolezza Invisibile, a cura di Emanuele Quinz, una mostra che annovera nomi eccellenti: David Rokeby, Jeffrey Shaw, Marcos Novak, Antoine Schmitt, Jean-Louis Boissier, Akitsugu Maebayashi, HeHe, Cristobal Mendoza, Olafur Eliasson.
Invisibile è una mostra da affrontare con passo leggero e con poâ di tempo a disposizione: è un esplorazione degli spazi, quelli museali -i grandi saloni affrescati quasi completamente vuoti- e quelli delle opere, spazi invisibili, virtuali, imprevedibili.
Il tema dei sensi è mediato, volontariamente, e il visitatore si riappropria della scena, smettendo la posizione di osservatore fuori campo e interagendo con le opere. La tecnologia digitale rappresenta un tramite preferenziale verso questa dimensione di confine della percezione.
Con queste premesse, Eliasson scoordina i riferimenti cartesiani dello spazio e del tempo, ipnotizzando il visitatore nella nuova dimensione di Uncertain Museum. Meabayashi presenta al pubblico Radio Room, unâesperienza lunga 20 minuti, da gustare in un ambiente costruito con la stessa cura di un giardino giapponese.
Novak crea Invisibile City, un stanza quiescente nella quale lâinterazione del visitatore âpur involontaria- attiva e conforma confini di luce e di suono soggettivi. LâinvisibilitĂ sperimentata si avvicina in questâesperienza ad una vera e propria percezione architettonica alla quale fa eco Golden Calf di Shaw. Lâarchitettura è visibilissima in questo caso, tanto da permettere di apprezzare i soffitti finemente affrescati del palazzo, seppur indirettamente, dalla superficie riflettente del vitello dâoro. Ă un nuovo tipo di idolatria quella che propone Shaw, perchĂŠ sul basamento dedicato allâopera il vitello non câè. Eppure lâimmagine tridimensionale che campeggia nello schermo a cristalli liquidi è cosĂŹ reale da indurre il visitatore a spostare e rispostare il supporto per verificare lâesistenza fisica dellâoggetto.
La chiarezza del linguaggio della tecnologia, quello binario, permette che lâattenzione si sposti dalla forma al flusso di relazioni; il linguaggio strutturato lascia il posto alla visione, allâascolto e alla sensazione tattile. Le opere raccolte in Invisibile presentano il paradigma della virtualitĂ come percezione fisica e psicologica. E lâoutput è imprevedibile, tanto quanto lâapproccio ad uno spazio artistico variabile, algoritmicamente organizzato.
emanuela zilio e filippo petrecca
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