Arrivata a Firenze nel 1598 come dono per il Granduca Ferdinando I dei Medici da parte del Cardinale Francesco Maria del Monte, allora protettore di Caravaggio e rappresentante del Granduca presso la Curia pontificia, la Medusa risulta agli Uffizi sin dagli inventari più antichi. Fu rimossa dal percorso museale in seguito all’attentato del 1993, che ne aveva compromesso la fragile superficie.
La Medusa è infatti uno scudo o, secondo la terminologia antica una rotella, da parata. Sulla superficie convessa dello scudo rivestita in gesso Caravaggio dipinse la testa mozzata della Medusa. Si trattava infatti di una raffigurazione frequente per gli scudi già nel Rinascimento, ma che si arricchiva di significati ‘colti’ se interpretato come uno strumento di difesa donato ad un amico e protettore, come era Ferdinando I per il Cardinal del Monte.
La sua collocazione originaria nelle sale dell’Armeria medicea era insieme suggestiva e minacciosa: tra i lampi delle lance, spade, archi e colubrine la Medusa adornava il manichino di un guerriero orientale vestito di corazza e issato su un cavallo di legno coperto di drappi rossi e azzurri. Questa messinscena teatrale rispondente ai desideri di magnificenza della corte e dell’età barocca eccitava i visitatori delle raccolte granducali, come il poeta Giovan Battista Marino, che ne lasciava una
Una terribilità simbolica e oggettiva se – come attesteranno in maniera più approfondita i saggi e gli studi del catalogo che correda il restauro – Caravaggio approfondì gli studi sui condannati a morte, che la tradizione voleva bendati, perché il loro sguardo agghiacciante nel momento tra la vita e la morte, avrebbe potuto trascinar qualcuno con sé e Caravaggio non lasciò alcun dettaglio al caso se, come probabile, studiò dal vero persino i serpenti e le loro movenze per rendere la mostruosa capigliatura della Gorgone.
Una delle scoperte più importanti riguarda un pentimento in corso d’opera : l’analisi del fondo verde che ricopre lo scudo ha fatto rintracciare , intorno alla testa della Medusa, un fondo realizzato in foglia d’oro, rivelatore del proposito di ricreare lo scudo metallico e riflettente della storia mitologica della Gorgone. Un’altra scoperta è lo scudo stesso, analizzato nella sua struttura lignea, ma che è risultato essere stato riusato e, nel retro, già decorato a graffito. A queste nozioni si aggiunge la riacquistata visibilità dell’opera, che dopo la rimozione di vecchie ridipinture e stuccature e un accurato ritocco delle parti mancanti, torna a esser pienamente leggibile e capace di sollecitare nuove immaginazioni.
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silvia bonacini
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