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resoconti | Festival della Creatività

di - 5 Novembre 2009

Un festival dedicato alla creatività che si connota, come
il suo stesso nome suggerisce, per le intenzioni il più possibile inclusive e
per il fine preciso di presentare-rappresentare in accezione assai ampia
l’estro umano. Un’impostazione insolita, in cui si potrebbe persino
rintracciare un’eco di quel fascino, a metà fra curiosità e scientismo, che
dovette permeare l’esposizione universale nelle versioni fin de siècle.
Insomma, con il nuovo progetto, giunto lo scorso ottobre
alla quarta edizione, Firenze ha ingaggiato una scommessa non da poco: “creare”
un unicum che le permetta di raggiungere l’eccellenza, almeno per originalità,
nel rapporto con la cultura contemporanea. Così, nell’ottica di una forte
sperimentazione, il leitmotiv del festival è stato coerentemente identificato
su un’idea d’interazione: streaming per web-tv, prototipi tecnologici
esperibili, incontri su temi cruciali del pensiero moderno ne sono alcuni
esempi. Il titolo prescelto, invece, specifico per il 2009, è stato Città
future.

In sintesi estrema eppure d’obbligo, dato lo svilupparsi
del programma in una miriade di direzioni, si può tentare di tracciare una
linea d’unione tra i punti fondamentali della manifestazione. Per l’arte, oltre
un curioso omaggio al Futurismo – con collage di Pablo Echaurren e l’installazione Marinetti4, robot in grado di rispondere a
domande digitate tramite tastiera -, il progetto Metamorfosi Urbane, raccolta di video e foto, tra
cui quelle di Giacomo Costa, come indagine sulle metropoli attuali e ipotesi su
quelle del futuro. Negli spazi esterni spiccavano l’ormai immancabile parete
per i writer e gli ombrelli volanti di Giampaolo Talani, riproposizione di un’installazione nata per
celebrare il ventennale dalla caduta del muro berlinese.
Per la parte musicale, in evidenza il concerto di Patrick
Wolf, enfant terrible del pop inglese, i francesi Rinôçérôse con Futurinô, show rock ambientato tramite grafica e luci in una
metropoli immaginaria, e i tedeschi Mouse on Mars, gruppo di rilievo della
scena elettronica. Quanto al teatro, il reading di Stefano Benni e il testo
inedito di Stefano Massini, questions/domande sul futuro, interpretato da Fabrizio Gifuni.
Infine qualche segnalazione sparsa: gli
incontri costanti del Caffé filosofico fra studiosi, specialisti e pubblico;
lo spazio My City, ambiente multimediale in cui si presentavano
applicazioni innovative, dal social network alla realtà virtuale; workshop di
vario tipo.
Il Festival della Creatività ha quindi dimostrato
di essere una macchina imponente, capace, a fronte di un’organizzazione
colossale, di coinvolgere artisti d’alto livello e di impegnare un numero
cospicuo di lavoratori. Anche i numeri riportati nei comunicati stampa confermano il successo, con un
trend di crescita che ha raggiunto quota 400mila presenze nella più recente
occasione. Se a ciò si sommano altri segnali, quali la lettera d’adesione del
Presidente della Repubblica o i tanti sponsor coinvolti, allora l’ottimismo non
pare fuori luogo.
C’è però un aspetto che merita un approfondimento critico
più incisivo, al di là dell’entusiasmo ufficiale: riguarda proprio la vastità
ed eterogeneità della proposta, causa di reazioni d’ordine differente. Tra
eventi e appuntamenti in successione rapsodica, durante i tre giorni annuali di
svolgimento si ha sempre l’impressione di essersi perso qualcosa. In parte tali
“assenze” derivano dalla volontà dell’organizzazione stessa che, in questo
modo, si è assicurata l’unicità e l’imprevedibilità del percorso d’ogni singolo
spettatore. Eppure, lo stesso aspetto – forse per precocità, forse per la
natura di un pubblico “allargato” e quindi meno consapevole, forse perché siamo
abituati a troppe cose per meravigliarci davvero – è anche ragione di uno scollamento
tra il festival e un segmento della sua città.

Oltre i numeri e nella sostanza, è come se una componente
consistente di visitatori fruisse l’evento al pari di un gradevole quanto
eccentrico diversivo: poca coscienza sia sul visto che sui motivi della sua
realizzazione. Fattore che potrebbe essere il sintomo di una crisi più ampia,
quella dei significati, in cui certo non ha responsabilità l’evento in
questione: parole centrali come ‘creare’, ‘presente’, ‘natura’, ‘città’ e tante
altre svuotate di reale attrattiva, poiché strumentalizzate e abusate dalla
quotidiana faciloneria massmediatica.
Allora, al di là delle specifiche questioni di senso, una
soluzione perseguibile potrebbe essere quella di un coinvolgimento più attivo.
Cioè investire anche con maggior rischio, e aumentare la quantità dei bandi:
per scovare persone di valore ma ancora esterne ai circuiti ufficiali, e magari
non necessariamente vicine alle istituzioni o ai partiti politici. Fare un
grande balzo, per rendere il pubblico protagonista effettivo e definitivo.
In fondo, se valutiamo la mole di lavoro fin qui svolta e
i conseguenti risultati, tale balzo non sarebbe che un piccolo passo.

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matteo innocenti


dal 15 al 18
ottobre 2009

Festival della Creatività –
Città Future
direzione artistica: Daniele
Lauria
Info:
info@festivaldellacreativita.it; www.festivaldellacreativita.it

[exibart]


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