Dal 6 al 10 settembre si è svolta l’edizione 2006 di Extempore, manifestazione nata nel ‘98 con il patrocinio dalla Regione Toscana e giunta al suo nono anno di vita. Merito del sostegno dell’illuminato sindaco di Suvereto, Giampaolo Pioli, e del lavoro all’Associazione STArt di Piombino, coordinata e animata da tre esponenti dell’ex Gruppo di Piombino: Pino Modica, Stefano Fontana e Salvatore Falci. L’obiettivo dell’iniziativa? Dare spazio ai fermenti che si svolgono nelle accademie di Belle Arti, invitando i migliori studenti a progettare e realizzare un’opera sul luogo.
Quindici i lavori esposti quest’anno, ma solo otto le accademie presenti: quelle di Bergamo, Brescia, Carrara, Lecce e Napoli, la Ligustica di Genova e Fidia di Vibo Valentia. La commissione artistica ha conferito una menzione al film 39° e ½ del Gruppo Cracovia di Bergamo (Alessandro Belassi, Carloalbereto Treccani, Davide Fois, Chiara Cerotti) e ha selezionato pari merito tre lavori distintisi per la capacità di interagire con il paese. Ne è un esempio il doppio video Mosca cieca tattile e Il paese è piccolo la gente mormora di Chiara Favalli e Jole Annamaria Marinelli di Brescia. Le due artiste, coinvolgendo gli abitanti di Suvereto nei giochi della mosca cieca e del passaparola, hanno scoperto la morfologia architettonica del borgo e raccontato la sua storia passata e le sue peculiarità. Invita invece a uno “sguardo eccentrico”, più attento alla realtà circostante e al contempo capace di impreviste potenzialità surreali, il lavoro Microcosmi–Macrocosmi presentato da Chiara Tricarico dell’Accademia di Lecce. Una serie di fotografie sovradimensionate di particolari minimi del paese, come una fessura tra le pietre dei muri o una pozzanghera sull’acciottolato, hanno provocato nei passanti improbabili déjà vu o, addirittura, il ricordo preciso di luoghi visitati.
Infine, da segnalare il gruppo IIICerberoIII di Napoli (Fausto Falchi, Antonio Patrizio, Gerardo Raiola), arrivato munito di logo, comunicato stampa, titoli azionari (subito venduti) e spazio espositivo mobile. La Rom Gallery, capace di materializzarsi nei più disparati mezzi di trasporto –dalle automobili ai ciclomotori al corpo stesso degli artisti– è qui costituita da un vecchio furgone Ford Transit completamente riverniciato e chiuso, sul retro, da una tamponatura solcata da un’unica fessura verticale. Avvicinandosi, le persone azionano, loro malgrado, un sensore che produce un improvviso, cardiopatico We!. Un invito burlesco –in pieno stile partenopeo- a correre il rischio, nonostante timori e diffidenze, di sbirciare nello spazio dell’arte.
francesca franco
mostra visitata il 10 settembre 2006
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