Il Mart scosta in parte l’effimero velo della temporary exhibition per mostrare al pubblico la sua anima museale, le cui solide ossa sono costituite da una ricca collezione permanente. Una raccolta di tutto rispetto, che ha il suo cuore naturale nel Futurismo, ma che certo non si esaurisce qui. Un punto di partenza, comunque, indagato nella prima parte del percorso in tutta la sua complessità, spaziando dalle soluzioni più astratte di Balla alle sperimentazioni grafiche che fungono da veri e propri incunaboli della moderna arte tipografica, dalla scenografia per teatro e danza al ludico giocoso di Depero , poliedrico artista in mostra con una cinquantina di opere.
Non solo Futurismo, dicevamo. E allora ecco seguire la sala dedicata alla Metafisica , con al
Presenti, in una tensione tra spazio e materia, tre concetti spaziali di Fontana e tre neri cretti di Burri. Segue, senza mai una caduta di tono, il pop della collezione Sonnabend: da Wahrol a Lichtenstein, da Oldenburg a Rauschenberg, fino agli eredi dell’object trouvé duchampiano Arman, Christo e Rotella. Minimal e Antiform precedono gli ampi spazi dedicati all’Arte Povera: di Merz (Chiaroscuro,
Un piccolo appunto per concludere. A rigor di completezza, si sarebbero forse potuti inserire altri artisti presenti in collezione. Ci riferiamo a Rosai e Tosi, Schifano e Nitsch. Problemi di spazio? Forse, ma sarebbe bastato togliere qualche china di Depero o qualche opera esposta solo perché ‘reduce’ da Le stanze dell’arte, la mostra precedente in questi spazi…
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