Un colore mai puro, ma arricchito dai pigmenti tutti che compongono la tela. Eppure in lontananza si è quasi abbagliati dagli stacchi voluti, dalle case che si ritagliano volumi decisi contro un cielo blu intenso.
Karl Plattner (1919-1986) nasce in un paese della provincia bolzanina. Grazie a Fasal, professore all’Accademia di Vienna, frequenta l’Accademia di Firenze, poi Brera a Milano e infine la Grande Chaumerie di Parigi insieme alla scuola di Lhote. La sua vita è così caratterizzata dai viaggi, come quelli importanti in Brasile, e le sue residenze sono a Milano e a Parigi, oltre che a Cipières sulla costa Azzurra, anche se mantiene un collegamento con la sua originaria Val Venosta.
La Fondazione Walther Amonn e il Südtiroler Kulturinstitut, insieme alla Galleria Goethe di Bolzano a cui va la cura e l’allestimento, hanno dedicato a uno dei migliori rappresentanti della cultura artistica locale riconosciuto a livello internazionale un appuntamento di particolare intensità emotiva. Sia grazie alla collocazione dalla mostra all’interno di Castel Moos, maniero in stile d’Oltradige caratterizzato da elementi tardo gotici e rinascimentali, sia grazie alla scelta delle opere. Tra tutte spiccano i grandi paesaggi ad olio, attraversati da una evidente gioia del dipingere. In mostra sono anche le opere create in altri momenti della sua vita: si tratta sempre di paesaggi, ma realizzati con poche linee e colori ottusi, opachi, dove il distacco dal reale emerge distinto.
Completa l’esposizione Il piccolo formato, una
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anny ballardini
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